VARESE, 31 dicembre 2025-Mentre il conflitto in Medio Oriente continua a segnare i giorni con notizie di devastazione, anche a Varese c’è chi sceglie di non voltarsi dall’altra parte. Un gruppo di cittadini e attivisti ha deciso di far sentire la propria voce, rifiutando l’indifferenza e pretendendo giustizia per il popolo palestinese.
L’appuntamento è fissato per sabato 3 gennaio, a partire dalle 16:30, in Piazza del Garibaldino.
Non esistono “case sicure” nell’indifferenza
Il messaggio degli organizzatori è netto: in un mondo dove intere popolazioni muoiono sotto le bombe, per fame o per il freddo in tende allagate, nessuno può considerarsi davvero al sicuro. Quando i diritti fondamentali vengono calpestati in un luogo, la democrazia, la pace e l’umanità stessa rischiano di essere cancellate ovunque.
“La voce inascoltata del popolo palestinese — spiegano i promotori — ci chiama a resistere e a lottare insieme per una liberazione che riguarda tutti noi.”
Oltre la propaganda: l’impegno concreto
L’iniziativa si propone di scardinare la narrazione della “falsa tregua” e di contestare il concetto di difesa quando questo si trasforma in sopraffazione. L’obiettivo è trasformare la solidarietà in azioni concrete, invitando la cittadinanza a utilizzare lo strumento pacifico del boicottaggio in ogni ambito: da quello commerciale a quello accademico, sportivo e militare.
Le richieste alle Istituzioni sono chiare:
Rispetto delle normative nazionali e internazionali a tutela dei diritti umani.
Sostegno alle associazioni che portano aiuti sul campo o accolgono i profughi.
Decostruzione della cultura coloniale che alimenta il conflitto.
Un rumore assordante contro il silenzio
Il momento centrale della manifestazione avrà un carattere simbolico e rumoroso. Gli organizzatori invitano tutti i partecipanti a portare con sé mestoli, pentole, padelle o qualsiasi altro strumento capace di fare rumore.
Dalle 17:00 alle 17:15, Piazza del Garibaldino risuonerà di un frastuono collettivo: un atto simbolico per “rompere il silenzio” complice delle istituzioni e dell’opinione pubblica mondiale.
“Ognuno di noi può fare la sua parte,” concludono gli attivisti. L’invito è aperto a tutti coloro che credono che la pace non sia solo assenza di guerra, ma presenza di giustizia.


