Il Mondo in fiamme: mappa dei conflitti nel 2026 e rischi di instabilità con conseguenze importanti

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Guerra in ucraina

VARESE, 1 gennaio 2026- di GIANNI BERALDO-

Prendendo spunto dal sempre atteso discorso di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, abbiamo deciso di iniziare il 2026 parlando dei principali conflitti ancora in essere nel mondo, che mai come oggi stanno creando forte instabilità a livello politico ed economico.

Senza dimenticare la sfrontatezza di come alcuni leader di questi Paesi, se ne ‘freghino’ di diritti umani sempre più violati.

Così abbiamo pensato alle forti parole di Mattarella, il quale ha definito il concetto di

Il Presidente Mattarella

pace non solo come assenza di guerra, ma come un modo di pensare e di vivere insieme, lanciando un monito contro chi nega la pace, definendo questo atteggiamento “ripugnante”. Mattarella ha inoltre invitato a “disarmare le parole”, sottolineando che gli scontri verbali violenti nella vita pubblica e quotidiana impediscono la costruzione di una cultura di pace.

Quindi, mentre entriamo nel vivo del 2026, la speranza di un decennio di pace sembra scontrarsi con una realtà brutale: il panorama globale è segnato da una ‘policrisi’ bellica. Non si tratta solo di grandi scontri tra stati, ma di una complessa rete di guerre civili, insurrezioni jihadiste e guerre tecnologiche che stanno ridisegnando i confini del potere.

I Fronti aperti: dalle trincee in Europa alle macerie di Gaza

L’Europa continua a fare i conti con la guerra in Ucraina. Dopo anni di combattimenti, il conflitto si è trasformato in una spietata guerra d’attrito. Nonostante i tentativi di mediazione internazionale, la linea del fronte nel Donbas rimane il luogo dove si decide non solo il destino di Kiev, ma l’equilibrio di sicurezza dell’intero continente.

In Medio Oriente, la situazione rimane una polveriera. Sebbene il 2025 si sia chiuso con fragili accordi di cessate il fuoco, la tensione tra Israele, l’Iran e i suoi alleati (Hezbollah e Houthi) mantiene l’intera regione sull’orlo di un’escalation regionale che potrebbe coinvolgere direttamente le potenze occidentali.

Le crisi dimenticate: l’Africa al collasso

Se l’attenzione mediatica è spesso rivolta a Nord, è in Africa che si consumano le tragedie umane più vaste.

Sudan- Quella che molti analisti definiscono “la peggiore crisi del secolo”, la guerra civile tra esercito regolare e paramilitari sta portando alla distruzione totale delle infrastrutture e a una carestia che minaccia milioni di persone.

Guerra in Sudan (foto da ispionline.it)

Il Sahel-In Mali, Burkina Faso e Niger, il vuoto lasciato dalle missioni internazionali è stato riempito da gruppi legati ad Al-Qaeda e allo Stato Islamico, rendendo la regione la più instabile del globo per quanto riguarda il terrorismo.

La nuova realtà a livello bellico determinata dalla tecnologia e instabilità

Il 2026 segna un punto di non ritorno tecnologico. Le guerre attuali non si combattono più solo con i carri armati, ma con sistemi d’arma autonomi (AI) dove intelligenza artificiale seleziona bersagli in tempi record.

Droni impiegati in ambito militare (foto da rid.it)

Altro risvolto significativo a livello di mezzi, quello della gerra dei droni, strumenti economici che hanno reso vulnerabili anche gli eserciti più avanzati.

Infine l’importanza della Cyber-Warfare, ossia attacchi costanti alle reti elettriche e ai sistemi finanziari che portano il conflitto nelle case dei civili senza sparare un colpo.

Aumento dei profughi in fuga dalle guerre

Insomma uno scenario da brividi che vede anche nel 2026 un mondo sempre  più violento,  imprevedibile. Le alleanze tradizionali vacillano e nuovi attori emergono in scenari come il Myanmar o l’Etiopia.

La sfida per la comunità internazionale quest’anno non sarà solo fermare le armi, ma gestire le ondate di profughi e la crisi alimentare che questi conflitti generano a catena.

redazione@varese7press.it