Autostrade: il ‘regalo’ di Capodanno del Ministro Salvini. Pedaggi su, profitti garantiti per le concessionarie

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Il casello di Gallarate

VARESE, 2 dicembre 2026-Non c’è anno nuovo senza il rincaro dei pedaggi autostradali, e il 2026 non fa eccezione. Questa volta, a fornire l’assist perfetto al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, è stato un richiamo della Corte Costituzionale. La Consulta ha stabilito che il MIT, anche in assenza del rinnovo dei PEF (Piani Economico-Finanziari), è comunque tenuto ad autorizzare gli aumenti tariffari previsti dai contratti di concessione.

Un’occasione colta al volo dal Ministro, che si traduce nell’ennesima stangata per l’economia reale a beneficio dei gestori.

Un rincaro che premia il ‘Pubblico’ e i Grandi Fondi

L’aumento medio dell’1,5% non colpisce solo i privati, ma favorisce in modo paradossale proprio le concessionarie pubbliche partecipate dal MIT e dal MEF. Parliamo di una rete di circa 3.500 km, ovvero oltre la metà delle autostrade italiane.

Tra i principali beneficiari figurano:

Autostrade dello Stato: La creatura voluta da Salvini che controlla snodi cruciali come il Passante di Mestre (CAV), l’Asti-Cuneo, il Traforo del Monte Bianco e la Torino-Bardonecchia.

ASPI (Autostrade per l’Italia): L’ex società dei Benetton, oggi sotto l’egida di Cassa Depositi e Prestiti Equity insieme ai fondi internazionali Blackstone e Macquarie.

Il risultato è un sistema dove lo Stato, attraverso le sue partecipate, finisce per incassare direttamente dai cittadini, garantendo profitti elevati e stabili sia al pubblico che ai partner finanziari privati.

Il paradosso di Autobrennero

Il caso più eclatante di questa gestione rimane quello dell’Autobrennero. Nonostante la concessione sia scaduta da oltre undici anni e la gestione sia in mano agli enti locali dell’Alto Adige, il sistema permette ancora oggi l’applicazione di rincari. Un segnale evidente di come la riforma del settore sia ferma al palo, preferendo la tutela dello status quo alla tutela dell’utente.

La critica di Europa Verde

Secondo Dario Balotta, responsabile trasporti di Europa Verde, ci troviamo di fronte a un meccanismo perverso:“Ancora una volta a pagare sono cittadini e imprese, mentre a incassare sono le concessionarie. In assenza di una vera riforma, il sistema continua a tutelare gli interessi dei gestori invece di incentivare l’efficienza e la riduzione dei costi per la collettività.”

Senza un intervento strutturale sui contratti di concessione, il pedaggio autostradale rischia di trasformarsi definitivamente in una tassa occulta sulla mobilità, drenando risorse preziose a chi lavora per alimentare i dividendi di pochi grandi attori nazionali e internazionali.

redazione@varese7press.it