Intervista esclusiva a Tinsley Ellis: “In ‘Labor of Love’ parlo con gli spiriti di Son House e Muddy Waters”

0
561
Tinsley Ellis (by Bradley Cook)

VARESE, 6 gennaio 2026-di GIANNI BERALDO

Il blues non è solo musica, è un viaggio nel tempo che profuma di polvere e leggenda. In “Labor of Love”, l’ultimo capitolo discografico di Tinsley Ellis, l’elettricità lascia spazio alla vibrazione nuda del legno e dell’acciaio.

Registrato tra le mura storiche di Bentonia, Mississippi, l’album è il risultato di un incontro quasi mistico tra Ellis e Jimmy “Duck” Holmes, erede degli spiriti di giganti come Skip James e Son House. In questa intervista esclusiva, il chitarrista di Atlanta ci racconta la genesi di un disco “nudo e crudo”, nato tra lezioni di stile al Blue Front Cafe e l’uso di strumenti vintage carichi di storia.

Dopo 40 anni on the road, la vera forza di Tinsley Ellis risiede ancora nella semplicità di un boogie acustico che parla dritto al cuore.

 

Raccontami come hai scelto i pezzi del nuovo album Labor of Love, ancora una volta totalmente acustico

Molto semplicemente avevo dei pezzi pronti, quindi ho inviato quelle canzoni a Bruce Iglauer scegliendone poi 13 per il nuovo album.

Album registrato negli studi di Betonia dove hai trascorso diverso tempo, è corretto?

Bentonia. Sì, Bentonia, Mississippi.

Poco prima di finire il disco, come ha cambiato concretamente il suono di Labor of Love rispetto a come lo avevi inizialmente immaginato, l’incontro con Jimmy “Duck” Holmes e l’atmosfera del Blue Front Cafe a Betonia?

Beh, avevo realizzato circa metà dell’album, poi ho avuto l’opportunità di andare a suonare al Blue Front Cafe. Non sapevo se Jimmy “Duck” Holmes sarebbe stato lì o meno, ma c’era; mi ha accolto alla porta a metà pomeriggio, verso l’una, abbiamo chiacchierato e poi si è seduto con me.

Scusa, ma il Blue Cafè è un locale piccolo o grande?

È molto piccolo. È quello che chiameremmo un emporio, un negozio di alimentari.

Allora è perfetto per il blues acustico.

Sì, niente palco. Ma lui si è seduto con me nel pomeriggio dandomi una lezione di “Bentonia Blues”. Il Bentonia Blues è famoso grazie a lui e, naturalmente, a Skip James.

Grande Skip James.

Sì. E poi quella notte ho tenuto un concerto lì suonando un set da solo e poi un altro set accompagnando lui.

Immagino sia stato molto, molto bello.

Oh, è stata una grande lezione di blues. Lui ed io seduti lì a suonare tutto il pomeriggio, con lui che mi correggeva e mi dava i suoi suggerimenti.

Ti correggeva lo stile?

Sì. Diceva: “No, premi di più con il pollice. Devi spingere col pollice e accordare la chitarra in un certo modo”. Hanno l’accordatura di Bentonia che è diversa dalle altre.

E poi sono tornato ad Atlanta, lavorando ancora all’album incorporando ciò che mi aveva insegnato.

Canzoni come Long Time e Sannyland ricordano grandi artisti come John Lee Hooker e Son House. Dopo 40 anni on the road, senti che questo album sia una sorta di ritorno alle radici o la tua interpretazione moderna di un suono così importante per la storia del folk blues?

Beh, questo è probabilmente uno dei miei album blues più tradizionali. Ho incorporato molta musica che ascolto da quasi 60 anni. Muddy Waters, Robert Johnson, Skip James e ovviamente Son House. Sì, questa è la mia musica ora. Non suono più la chitarra elettrica dal vivo. Amo ascoltare Albert King, Robert Cray, B.B. King, Otis Rush. Amo ascoltarla e a volte tiro fuori le mie chitarre elettriche e suono, ma ora sento di poter essere più emotivo ed espressivo su una chitarra acustica.

Ma hai iniziato suonando la chitarra acustica o l’elettrica?

Ho iniziato con l’acustica. I miei genitori non volevano comprarmi un’elettrica finché non avessi preso lezioni sull’acustica. E tutto è iniziato dopo aver visto i Beatles all’Ed Sullivan Show nel febbraio del 1964.

Un grande momento in America.

Sì, un grande momento in America.

Labor of Love è descritto come un disco “nudo e crudo”. Qual è stata la sfida più grande nel cercare di catturare quell’onestà emotiva senza il filtro di una produzione esterna tradizionale?

Beh, è stata una sfida perché Naked Truth era andato molto bene ed era difficile fare un album migliore di quello. Così ho registrato, poi ho ascoltato e sono andato in tour riascoltandolo durante il viaggio. Una volta tornato l’ho rifatto ancora e ancora, finché non ho ottenuto le versioni giuste di ogni canzone. E poi certe canzoni sono state lasciate fuori, chissà forse le registrerò in futuro.

Per la prima volta in oltre 30 anni di carriera, hai incluso il mandolino in tre canzoni. Come è nata questa scelta e dove hai imparato a suonarlo?

Beh, questa è la prima volta che registro me stesso mentre suono il mandolino. Stavo ascoltando dei brani e ho pensato: “Sai, un mandolino ci starebbe bene, raddoppiando la parte che suono”. Così ho preso in prestito il mandolino di mio fratello. Lui vive in Giappone e ha lasciato il mandolino negli Stati Uniti. Così sono andato a casa di mia madre, l’ho preso usandolo nella prima canzone, Hoodoo Woman, la traccia d’apertura. Mi sono detto: “Suona davvero bene”, e così l’ho messo in un’altra canzone chiamata Too Broke. E poi volevo un brano dove ci fosse solo il mandolino e niente chitarra. Così per la prima volta ho registrato una canzone senza chitarra, ed è Sad Sad Song. Solo mandolino e voce.

Tinsley Rllis (by Jackie Dorsey)

Sì, ho ascoltato il pezzo e quel mix tra mandolino e chitarra nel complesso è molto originale.

Il mandolino è fantastico perché aggiunge una trama intera alla musica. Non ho molte influenze di mandolinisti, ma sono cresciuto ascoltandolo perché vivo vicino alle montagne della Georgia dove c’è la musica Bluegrass. Spesso in una band Bluegrass, quando il mandolino non fa l’assolo, fa quel “chop” ritmico che sembra quasi il suono di un rullante. Quindi il mandolino può essere anche un ottimo strumento a percussione.

Come un tamburo insomma. Mi ricorda qualcosa di David Bromberg, può essere?

Sì, David Bromberg ma anche David Grisman.

Ah sì, David Grisman che ha suonato con Jerry Garcia.

Anche Jimmy Page ha suonato il mandolino. E penso che forse anche John Paul Jones lo suonasse nei Led Zeppelin. Ma non ne sono certo.

Sì, era Page il mandolinista con i Led Zeppelin. Mi piace molto quel groove alla John Lee Hooker che hai scelto per alcuni pezzi. Ho notato un suono che non si ferma mai, una sorta di “boom-boom” quasi psichedelico.

È un boogie. Si chiama boogie.

Era quello l’effetto che volevi?

Sì. Sono stato in tour con John Lee Hooker circa 40-45 anni fa quando suonava in Georgia; la mia band, gli Heartfixers, apriva per lui in diversi posti. Ho aperto per lui anche al Beacon Theater di New York quando fece uscire l’album The Healer. Vidi John Lee Hooker in un concerto vicino a Macon, Georgia. Era una persona particolare, un vero bluesman. Comunque, feci questo concerto a Macon aprendo per lui e vennero solo 10 persone.

Solo 10 persone?

Solo 10 persone. E così lui fece scendere la band dal palco e andò su da solo, battendo il piede e cantando per circa mezz’ora; fu un’esperienza religiosa. La sua band disse che non lo faceva mai, suonava sempre con il gruppo, ma quella volta suonò come faceva un tempo. Ed è quel suono che cercavo nella canzone Long Time, la seconda traccia dell’album. Pochi anni dopo uscì The Healer. Ti ricordi The Healer?

No, purtroppo

Beh, fu il suo album della svolta, con Santana e Robert Cray. Dopo quel disco, passai dal vederlo suonare per 10 persone a vederlo davanti a migliaia. Basta un album per fare la storia della musica.

 

Per questo disco usi chitarre storiche come la Martin D35 del 1969 e una National Steel del 1937. Quanto è stato importante il suono di questi strumenti vintage nel definire l’atmosfera reale e onesta di Labor of Love?

Penso che se vuoi suonare come i tuoi eroi musicali, devi usare lo stesso tipo di strumenti che usavano loro. Gli strumenti vecchi, per le mie orecchie, suonano meglio. E poi viaggio con loro, ci suono ogni sera, quindi li sento “giusti”. Specialmente quella National Steel del 1937, ha quasi cent’anni. Non so chi la possedesse originariamente. Forse Sun House o Bukka White. Non lo so.

Fantastico!

Ci penso sempre. Io l’ho avuta solo per 15 anni, ma prima dov’era? Chi la suonava? Gli spiriti del Mississippi passano attraverso quello strumento.

Ma che chitarre elettriche hai?

Oh, ne ho molte. Stratocaster, Gibson, ma principalmente Fender e Gibson.

C’è una canzone in particolare la cui struttura deriva dal timbro specifico di uno di questi strumenti vintage?

Direi che in Sunnyland puoi davvero sentire lo strumento vintage, la National Steel. Per le mie orecchie è la cosa più vicina al suono della National Steel di Son House.

(photo by Larry Leake)

Ma qual è la difficoltà nel suonare una vecchia chitarra? È lo stesso rispetto a una nuova?

È lo stesso, ma la Martin in particolare, chitarra che suono da oltre 50 anni, per me è perfetta. Se vado in un negozio e prendo la versione nuova dello stesso modello, non mi sembrerà giusta. Non ha i segni dell’usura nei posti giusti come la mia Martin. Una nuova sembra la chitarra di qualcun altro. Magari è più bella, senza graffi, ma la mia mi dà il “mio” suono ed è comoda al tatto.

Il pezzo più lungo dell’album è I’d Rather Be Saved e la media dell’album è di tre minuti a canzone. Raccontare storie brevi è uno stile che richiama il blues del passato, è corretto?

È una buona domanda. Se ti riferisci a I’d Rather Be Saved, quella è influenzata da Jimmy “Duck” Holmes. Lui trova un groove e continua ad andare avanti. Alcune sue canzoni durano 10 minuti. Penso che le canzoni blues acustiche tendano a essere più brevi di quelle elettriche. In un brano elettrico fai assoli, sali di tono sulla tastiera, hai l’accompagnamento di basso, batteria, magari l’organo e puoi costruirlo a lungo. Con l’acustico sei da solo, con la musica che tende a essere più un racconto breve rispetto a un brano epico dei Pink Floyd da 10 minuti. Le canzoni di Robert Johnson durano circa due minuti e mezzo. Il blues acustico è più focalizzato sui testi e sul groov che sui lunghi assoli.

La copertina del nuovo album è semplice ed efficace. Qual è il messaggio? Forse l’idea è che ascolteremo solo grande blues acustico?

Quella è una foto che un mio amico ha scattato a un concerto. Era uno dei miei concerti elettrici, ma di solito suono sei o sette pezzi con la band e poi tiro fuori la National Steel, per suonare due o tre brani prima di tornare all’elettrico. Durante quella parte dello show, il fotografo si è avvicinato e ha fotografato le mie mani con lo slide. Abbiamo conservato quella foto per anni sapendo che un giorno sarebbe finita sulla copertina di un album.

Usi lo slide di vetro o di ottone?

Io uso uno slide di ottone per l’acustica sulla National Steel, come faceva Muddy Waters. Sulle chitarre di legno uso quello di vetro.

Ho visto Muddy Waters a Milano molti anni fa con la big band: una grande concerto

Anch’io visto Muddy Waters, ero seduto proprio ai suoi piedi mentre suonava. E ai piedi di Howlin’ Wolf, e B.B. King molte volte. Ho visto tutti i bluesman che potevo. Poi, quando sono entrato nella Alligator Records, ho potuto accompagnare persone come Otis Rush, Albert Collins, Buddy Guy, Koko Taylor e James Cotton, ma ero troppo giovane per accompagnare Muddy Waters o Howlin’ Wolf. Per loro ero solo tra il pubblico.

La tua ispirazione iniziale è venuta dalle band della cosidetta British Invasion come i Cream e i Rolling Stones, o dal Southern Rock come gli Allman Brothers, prima di vedere B.B. King dal vivo. In che modo queste influenze rock hanno inizialmente plasmato il tuo approccio alla chitarra blues?

Beh, volevo sempre essere come B.B. King. Lui cantava una frase e poi la faceva echeggiare sulla chitarra. Era qualcosa che volevo fare anche io. Inoltre, quando B.B. King si esibiva, sembrava quasi di essere in chiesa. Torno sempre a quella sensazione che provai la prima volta che lo vidi nel 1972.

Nel tour acustico del 2023 hai aperto spesso i concerti di Marcia Ball. Una bravissima artista che ho sempre apprezzato. Parlami di quell’esperienza.

Abbiamo fatto circa 50 spettacoli insieme in tutta l’America. Io suonavo per primo da solo in acustico, poi lei da sola al piano, e infine facevamo un set insieme. Era un concerto lungo ogni sera, pieno di amore e risate.

Immagino. Hai ancora la corda di chitarra che ti regalò B.B. King e ti emozioni ancora a toccarla o guardarla?

Sì, assolutamente. Mi piace mostrarla alle persone. Ho tutte le foto e gli autografi delle persone che ho incontrato o con cui ho suonato negli anni. Li tengo in una busta e li tiro fuori per mostrarli.

Cosa significa per te far parte di un’etichetta come la Alligator che ha una storia così profonda e senza compromessi con il Blues?

La Alligator Records è l’etichetta blues numero uno. Sono stato con sei o sette etichette diverse in 45 anni di carriera, ma la Alligator è quella che lavora più duramente, la migliore. È un onore stare su un’etichetta che ha registrato gente come Hound Dog Taylor, Son Seals, Koko Taylor e Buddy Guy. Quando firmai per loro ero uno dei giovani, avevo 30 o 31 anni. Ora ne ho 68. Sono lì da quasi 40 anni. Ero l’artista “rock and roll” che avevano messo sotto contratto, e ora sono il vecchio bluesman.

Succede. Musicisti come Joe Bonamassa o la Tedeschi Trucks Band ti definiscono un “tesoro nazionale”. Senti il peso o la responsabilità di dover preservare e far evolvere la tradizione del blues?

Con la musica blues, penso che più l’artista è vecchio, migliore è il blues, perché abbiamo l’esperienza della vita. Conosco Joe, Susan Tedeschi e Derek Trucks da quando erano bambini. Sono molto più giovani di me e sono stati gentili a ricordarsi di me negli anni, invitandomi sul palco a suonare con loro.

Per quanto riguarda la situazione politica attuale tra USA ed Europa, cosa ne pensi?

Non sono una persona politica, ma voglio che sappiate che i musicisti blues amano i popoli europei e i paesi europei. Spero che le cose migliorino presto. Io e i miei amici del blues amiamo tutti. Anche se certi politici non amano tutti, noi sì. Il blues è un linguaggio internazionale di amore e pace.

Il prossimo tour sarà acustico?

Ora suono solo in acustico. Magari un giorno tornerò all’elettrico, ma per ora sono solo io con la mia Martin e la mia National Steel per promuovere il nuovo album. Preferisco così, posso essere più espressivo.

Stai già pensando ad un nuovo album per il 2026?

Sì, lo sto facendo. Non so ancora se sarà acustico o elettrico. Ultimamente ho registrato canzoni nello stile di J.J. Cale e Mark Knopfler. Mi piace molto Mark Knopfler, sia con i Dire Straits che nel suo periodo acustico.

Spero di vederti presto in Italia.

Spero di venire a fare un concerto lì. Non ho mai suonato nel tuo paese e ci tengo molto. Porterò la mia Martin e la mia National Steel e canterò le mie canzoni e quelle di Son House e Muddy Waters. Dì ai tuoi amici di portarmi lì e io verrò a suonare il Mississippi Blues. Sono stato in Polonia, Russia, Francia, Spagna, ma non ancora in Italia. Devo venire.

Grazie mille per l’intervista, è stata una serata speciale per me. Ci vediamo in Italia.

Grazie a te, amico mio. Pace e amore. Arrivederci.

redazione@varese7press.it