VARESE, 11 gennaio 2026-di GIANNI BERALDO
Si chiude un’era per il rock psichedelico e la cultura delle jam band.
Bob Weir, l’uomo che per sessant’anni ha incarnato lo spirito instancabile dei Grateful Dead, è morto oggi serenamente circondato dalla sua famiglia.
La notizia è stata confermata dai canali ufficiali dell’artista: Weir aveva combattuto contro un tumore diagnosticato nel luglio 2025, ma a risultare fatali sono state alcune complicazioni polmonari sopraggiunte nelle ultime ore.
Con la scomparsa di Weir, il batterista Bill Kreutzmann rimane l’ultimo membro fondatore ancora in vita della formazione originale del 1965 (dopo la perdita del bassista Phil Lesh nel 2024). Weir era il “fratellino” del gruppo, entrato nella band a soli 17 anni quando ancora si chiamavano The Warlocks. Se Jerry Garcia era il sole attorno a cui ruotava il sistema solare dei Dead, Weir ne era l’asse, con il suo stile chitarristico unico — fatto di inversioni jazzistiche e un senso del ritmo cerebrale — che permetteva alla band di avventurarsi in improvvisazioni infinite senza mai perdere la rotta.
Weir non è mai stato un musicista nostalgico. Dopo la morte di Garcia nel 1995, si è caricato sulle spalle l’eredità del gruppo, guidando formazioni come i RatDog, i Furthur e, più recentemente, il fenomeno globale dei Dead & Company insieme a John Mayer.
Il suo obiettivo dichiarato era che il “Canzoniere dei Dead” sopravvivesse per i prossimi trecento anni. Solo pochi mesi fa, nell’estate del 2025, aveva celebrato il 60° anniversario della band con una serie di storici concerti al Golden Gate Park di San Francisco, performance che oggi appaiono come il suo ultimo, luminoso regalo ai fan.

“Bobby sarà per sempre una forza guida la cui arte unica ha rimodellato la musica americana. Il suo lavoro ha fatto molto più che riempire le stanze di musica; è stata una luce calda che ha riempito l’anima, costruendo una comunità e un senso di famiglia.”, questo il comunicato della famiglia nel ricordo di Bob.
Cosa resta oggi
Bob Weir lascia la moglie Natascha e le figlie Monet e Chloe. Ma oltre agli affetti privati, lascia un vuoto incolmabile in quella “famiglia allargata” che attraversa generazioni di fan. Come diceva spesso lui stesso nelle interviste recenti, citando quasi un presentimento: “Considero la morte come l’ultimo e miglior premio per una vita ben vissuta”.



