MILANO, 15 gennaio 2026 – Il “decoro” non può essere un pretesto per la disumanità. Con questo messaggio forte, il Consiglio regionale della Lombardia ha aperto la seduta odierna, trasformando l’Aula in un luogo di memoria e impegno civile per ricordare Alessandro, il giovane cestista scomparso a soli 15 anni per un arresto cardiaco nel 2017, mentre giocava nel playground di via Dezza.
Il simbolo del girasole
Per otto anni, la madre di Alessandro, Laura, ha deposto ogni giorno un girasole — il fiore preferito del figlio — sulla recinzione di quel campo da basket. Un rito d’amore interrotto bruscamente lo scorso novembre, quando un ignoto ha rimosso i fiori in nome di una presunta pulizia urbana.
Quel gesto ha scatenato la “protesta dei girasoli”: centinaia di milanesi hanno invaso il campetto con fiori gialli, ribadendo che la memoria di un ragazzo vale più di qualsiasi idea distorta di ordine formale. «In quel fiore che ritorna c’è la memoria di Alessandro, ma ci sono anche i valori dello sport», ha dichiarato il Presidente del Consiglio Federico Romani.
Dal dolore all’azione concreta
In Aula, alla presenza del papà di Alessandro, Giorgio Meszely, è stata consegnata la medaglia di Sant’Ambrogio. Un riconoscimento che non guarda solo al passato, ma al futuro che l’associazione “The Dub Game”, fondata dagli amici del ragazzo, sta costruendo, al campo Kennedy, un impianto per il softball per non vedenti, progetto unico in Italia che sarà completato entro l’anno.
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Sicurezza nei parchi: L’installazione di defibrillatori (DAE) in tutti i playground della città.
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Formazione: Corsi di primo soccorso BLSD in collaborazione con l’Ospedale Niguarda, rivolti ai giovani sportivi.
La politica che si fa comunità
«Abbiamo dato valore al senso di comunità, che è il compito più alto della politica», ha sottolineato Luca Paladini (Patto Civico), promotore dell’iniziativa. Giorgio Meszely ha ringraziato per lo “tsunami giallo di gentilezza” che ha travolto la città: «Il girasole è diventato simbolo di empatia per chi è saturo di arroganza e violenza».





