PISA, 23 gennaio 2026 – Un’innovazione scientifica tutta italiana promette di dare una scossa al settore degli imballaggi sostenibili. Un team del Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Pisa, guidato dalla professoressa Erika Ribechini, ha sviluppato un metodo analitico d’avanguardia per smascherare le frodi nel settore delle bioplastiche.
Lo studio, realizzato in collaborazione con Biorepack (il consorzio nazionale per il riciclo organico), affronta un problema ambientale critico: la presenza di polimeri non biodegradabili, come il polietilene (PE), all’interno di prodotti venduti come compostabili.
La falla nel sistema: il limite dell’1%
Secondo le normative europee, per essere definito compostabile, un imballaggio non deve contenere più dell’1% di materiale non biodegradabile. Tuttavia, fino ad oggi, mancavano strumenti rapidi ed efficaci per verificare il rispetto di questa soglia su larga scala.
I ricercatori Marco Mattonai, Federica Nardella e Marta Filomena hanno colmato questa lacuna utilizzando tecniche di pirolisi analitica accoppiata a spettrometria di massa. Questo protocollo permette di:
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Individuare tracce di polietilene anche inferiori all’1%.
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Analizzare campioni complessi in tempi rapidi e con costi contenuti.
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Fornire prove scientificamente inoppugnabili per il controllo qualità e la sorveglianza ambientale.
I dati dello studio: metà dei campioni è irregolare
I primi riscontri pratici della ricerca sono allarmanti. Le analisi condotte hanno rivelato che circa la metà delle buste controllate è fuori norma. In molti casi, la presenza di polietilene raggiunge il 5%, una quantità cinque volte superiore al limite di legge. Si tratta di prodotti in gran parte provenienti da mercati extra UE, che finiscono per inquinare la filiera del compostaggio.
Tutela dell’ambiente e della legalità
«È essenziale verificarne l’effettiva conformità, per evitare che i residui plastici persistano nell’ambiente per anni», spiega Marco Mattonai. L’uso di bioplastiche contraffatte, infatti, è una delle principali cause del rilascio di microplastiche nel suolo e nelle acque, con danni diretti all’agricoltura.
Il direttore generale di Biorepack, l’ingegner Carmine Pagnozzi, ha accolto con favore il nuovo protocollo: «Sostenere strumenti di controllo scientificamente inappuntabili significa rafforzare una filiera sostenibile di cui l’Italia è leader continentale». Il nuovo metodo non solo protegge l’ecosistema, ma tutela anche le aziende oneste che operano nel rispetto delle regole comunitarie.





