MILANO, 23 gennaio 2026 – Arrivano le prime buone notizie dall’Ospedale Niguarda di Milano per i giovani coinvolti nel tragico incendio di Crans-Montana. Questa mattina, due studenti milanesi di liceo scientifico sono stati ufficialmente dimessi. A darne l’annuncio è stato l’assessore regionale al Welfare, Guido Bertolaso, durante un punto stampa in cui ha fatto il punto sulle condizioni cliniche dei feriti ancora ricoverati.
Le prime dimissioni: un ritorno alla normalità
Per i due giovani dimessi la prognosi è stata sciolta, permettendo loro di fare rientro in famiglia. Tuttavia, l’assessore ha precisato che la strada verso la guarigione non è ancora conclusa:”Le dimissioni non significano guarigione completa: dovranno affrontare un percorso ancora lungo di medicazioni e riabilitazione. Torneranno al Niguarda più volte alla settimana, ma contiamo di vederli tra i banchi di scuola già tra un paio di settimane.”
Il quadro clinico: tra stabilità e criticità
Se da un lato si festeggiano i primi rientri, dall’altro la situazione resta delicata per gli altri pazienti. Tre ragazzi ibfatti versano ancora in condizioni molto gravi a causa di severi problemi respiratori dovuti all’inalazione dei fumi.
Altri giovani sono coscienti e sono stati estubati. Si trovano in stanze ad alta sicurezza per minimizzare il rischio di infezioni.
Un giovane, precedentemente in condizioni critiche, è stato staccato dal macchinario per la circolazione extracorporea (ECMO). Resta cosciente e sarà sottoposto a nuovi interventi in sinergia con il Niguarda.
Eccellenza e tecnologia nelle cure
L’assessore ha lodato l’impegno “certosino” del personale sanitario, sottolineando l’altissima complessità delle medicazioni, che spesso richiedono sedazione e l’impiego di fino a quattro infermieri per singolo paziente.
Per favorire il dialogo, è stato introdotto un sistema di comunicazione assistita sviluppato con l’Università di Milano-Bicocca. Grazie a una tastiera virtuale sensibile al movimento delle dita, i pazienti impossibilitati a parlare possono comunicare con medici e familiari.
Il supporto psicologico e il legame con la realtà
Oltre alle cure fisiche, è attivo un costante supporto psicologico per aiutare i ragazzi a elaborare il trauma. Bertolaso ha raccontato di aver visitato personalmente i reparti, condividendo un momento toccante con uno dei giovani: “Con uno di loro abbiamo fatto esercizi con le dita. Era preoccupato di non poter più praticare sport a causa delle ustioni alle mani. Gli ho spiegato che la sua forza di volontà sarà decisiva quanto il lavoro dei medici.”
L’obiettivo del sistema sanitario lombardo resta quello di riportare tutti i ragazzi a una condizione di normalità, pur nella consapevolezza che, per i casi più gravi, sarà necessario ancora molto tempo prima di poterli dichiarare fuori pericolo.





