LA VALLETTA (Malta), 25 gennaio 2026- di GIANNI BERALDO
Nessuno ne parla più, ma in mare si continua a morire nel tentativo di raggiungere ‘la terra promessa’.
Una strage silenziosa che coinvolge centinaia di migranti, di persone, ma della quale non si vuole più sapere nulla.
Con i media che spesso relegano certe notizie, in un piccolo spazio all’interno delle cronache internazionali.
Il bilancio dell’ultima tragedia del mare è agghiacciante: 50 vittime e un unico sopravvissuto, attualmente in lotta tra la vita e la morte in un ospedale maltese. Le autorità de La Valletta hanno confermato il naufragio di un’imbarcazione partita dalle coste tunisine circa tre giorni fa. Il mezzo, con a bordo 51 persone, è stato travolto dalle onde a causa delle condizioni meteo proibitive che imperversano nell’area.
Il miracolo del superstite e il ruolo dei soccorsi
L’allarme era stato lanciato tempestivamente dall’ong Alarm Phone, che aveva segnalato la scomparsa del natante già da diversi giorni. L’unico uomo tratto in salvo è stato individuato dopo aver resistito per 24 ore aggrappato a un relitto in mare aperto. È stato lui a confermare il numero totale dei passeggeri, trasformando le speranze di ritrovamento nel dolore per una strage quasi totale. Questo episodio segue di poco un altro dramma avvenuto sulla stessa rotta, dove a perdere la vita erano state due sorelline gemelle di soli dodici mesi.
L’ombra del ciclone Henry: 380 persone scomparse nel nulla
La tragedia del naufragio maltese potrebbe essere solo la punta dell’iceberg di un’emergenza molto più vasta. Il Mediterraneo è attualmente sferzato dal ciclone Henry, che ha reso la navigazione un suicidio per le fragili imbarcazioni dei migranti.
Secondo i dati diffusi dalla Guardia Costiera italiana, che ha diramato un’allerta generale a tutte le unità navali in transito, il bilancio complessivo degli ultimi dieci giorni è spaventoso:
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8 imbarcazioni disperse, tutte salpate dalla Tunisia.
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Circa 380 persone delle quali non si hanno più notizie.
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Condizioni meteorologiche estreme che rendono quasi impossibili le operazioni di ricerca.
Un corridoio sempre più letale
La rotta tunisina si conferma una delle più pericolose del mondo. La combinazione tra l’instabilità climatica e la precarietà dei mezzi utilizzati sta trasformando il Canale di Sicilia in un cimitero a cielo aperto. Mentre le autorità marittime tentano di monitorare i segnali di soccorso, il timore è che il numero delle vittime sia destinato a salire drasticamente nelle prossime ore, man mano che verranno incrociati i dati sulle partenze e i mancati arrivi.





