ROZZANO (Milano), 31 gennaio 2026 – Cinquanta giovani sottratti al rischio della criminalità e a contesti familiari degradati in un solo anno. È questo il bilancio straordinario di “Un gancio da Dio”, il progetto che fonde fede e pugilato nato dall’intuizione di Don Luigi Scarlino. I dati sono stati presentati presso l’oratorio di Sant’Angelo, luogo simbolo dell’iniziativa, alla presenza di autorità regionali, campioni sportivi e rappresentanti del Governo.
Il ring come via di riscatto
Nato nel 2020 per offrire un’alternativa alla detenzione a giovani in attesa di processo per reati come spaccio e furto, il progetto utilizza la boxe non come strumento di violenza, ma come disciplina per canalizzare la rabbia, imparare il rispetto delle regole e dell’avversario. “Ho pensato alla boxe come sport anti-rabbia”, ha spiegato Don Scarlino, “per seguire regole e riscattarsi. Ha funzionato e andrò avanti”.

Il “Modello Rozzano” e il sostegno istituzionale
L’iniziativa si inserisce nel più ampio “Modello Rozzano”, un piano sinergico tra Governo, Regione Lombardia, Comune e Prefettura di Milano. Il progetto prevede investimenti per oltre 25 milioni di euro destinati a:
Infrastrutture e riqualificazione del territorio.
Sport e politiche giovanili.
Interventi nel sociale.
Scuola e formazione professionale.
Il Sottosegretario allo Sport e Giovani di Regione Lombardia, Federica Picchi, ha espresso grande soddisfazione: “Regione Lombardia ha creduto fin da subito nell’intuizione di Don Scarlino. Lo sport è un’arma efficace contro il disagio giovanile”. Anche il sindaco Mattia Ferretti ha lodato l’iniziativa, definendo la boxe “un simbolo di riscatto e di ricerca della parte migliore di sé”.
Alla serata hanno partecipato figure di rilievo come il campione olimpico Maurizio Stecca e il presidente della Federazione Pugilistica Italiana (FPI), Andrea Locatelli, a testimonianza della forza educativa di uno sport che ribalta i pregiudizi.





