VARESE, 2 febbraio 2026 –di ELENA MALNATI
Un atto di accusa durissimo contro l’”indulgenza retorica” e l’incertezza normativa che attanaglia le forze dell’ordine. La Segreteria provinciale del SIAP di Varese, attraverso un comunicato firmato dal Segretario Generale Provinciale Giuseppe Tedesco, interviene con forza sui gravi fatti di cronaca avvenuti recentemente a Torino.
Cronaca di una guerriglia urbana
Le immagini giunte dal capoluogo piemontese descrivono, secondo il sindacato, un’aggressione organizzata e deliberata. Operatori in divisa sono stati colpiti alla testa con dei martelli, causando il ferimento di un poliziotto e danni ai caschi della Guardia di Finanza.
Il SIAP, allineandosi alla posizione del Segretario Generale nazionale Giuseppe Tiani, respinge con fermezza l’idea che si sia trattato di semplici colluttazioni: l’uso di bombe carta e razzi configura veri e propri atti di guerriglia urbana che nulla hanno a che vedere con il diritto di manifestare.
Il nodo delle regole d’ingaggio
Il cuore della denuncia riguarda il paradosso operativo in cui si trovano poliziotti e finanzieri. Nonostante il rischio concreto di lesioni letali (come un colpo di martello alla testa), le armi non vengono utilizzate.
“Non per assenza di pericolo, ma perché oggi molti operatori sanno che all’intervento operativo segue spesso un percorso giudiziario automatico che prescinde dal contesto reale”.
Oltre il danno, la beffa: l’abbandono degli operatori
Il comunicato accende i riflettori anche sulle condizioni post-intervento. Un poliziotto ferito si trova spesso ad nticipare personalmente le spese sanitarie e di riabilitazione. Affrontare una perdita economica significativa durante la convalescenza per la mancanza di indennità operative e rientrare in servizio senza un reale supporto psicologico o assistenziale.
L’appello alla politica
Il SIAP critica aspramente la narrazione rassicurante fatta di statistiche e le promesse elettorali che raramente si traducono in tutele reali. Viene evidenziato un dato allarmante: la sfiducia dei cittadini, che sempre più spesso rinunciano a denunciare, alimentando una percezione di impunità.
“Uno Stato che pretende disciplina e coraggio, ma non garantisce protezione e dignità, rinuncia alla propria autorevolezza” conclude Tedesco. La richiesta è chiara: identificazione immediata dei responsabili e certezze giuridiche ed economiche per chi ogni giorno difende la legalità.





