VARESE, 3 marzo 2026 – Due lattine di Red Bull. È iniziato tutto così, con un tentativo di sottrarre il prodotto dagli scaffali di un supermercato, e si è concluso con l’arresto di un ragazzo di 29 anni, residente a Bisuschio. Un gesto minimo che, lunedì 2 marzo, ha innescato un meccanismo giudiziario ben più complesso.
La dinamica
Tutto è avvenuto tra le corsie del Carrefour di via Cavour a Varese. Sorpreso da un addetto alla sicurezza mentre tentava di uscire senza passare dalla cassa, il giovane ha reagito in modo concitato. La discussione, in pochi istanti, è degenerata in uno scontro fisico. Ad avere la peggio è stato proprio l’addetto alla sicurezza, che ha riportato lesioni al volto giudicate guaribili in cinque giorni. L’intervento della Polizia Locale è stato immediato, portando all’arresto del 29enne con l’accusa di rapina impropria.
L’udienza di convalida
La vicenda è approdata martedì 3 marzo davanti al giudice Francesco Anello. In aula, si è consumato il confronto tra l’esigenza di sicurezza e la realtà personale del giovane.
Il pubblico ministero Davide Toscani ha chiesto la convalida dell’arresto, sottolineando la gravità dell’aggressione, ma proponendo una misura cautelare – l’obbligo di firma quotidiana – che fosse comunque compatibile con l’occupazione del ragazzo, che lavora come giardiniere.
Dall’altra parte, l’avvocata difensore Elisabetta Bertani ha tentato di smorzare la portata del provvedimento, chiedendo la remissione in libertà. La difesa ha puntato i riflettori sulla storia personale dell’indagato: un quadro di fragilità che comprende un’invalidità certificata al 75%, la presenza di un amministratore di sostegno e un percorso di inserimento lavorativo seguito dai servizi sociali di Bisuschio. Elementi che, secondo il legale, mostrano un contesto ben lontano da quello di un delinquente abituale.
Il verdetto
Alla fine, il giudice ha scelto una via di mezzo: l’arresto è stato convalidato, ma nei confronti del giovane è scattato solo l’obbligo di presentazione quotidiana presso la polizia giudiziaria. La misura, come richiesto, è stata modulata per permettere al ragazzo di continuare a svolgere regolarmente la sua attività lavorativa.




