VARESE, 5 marzo 2026 – Si è conclusa presso il Collegio Cattaneo dell’Università degli Studi dell’Insubria una giornata di intenso confronto dedicata al legame tra linguaggio d’odio e violenza di genere. L’evento, promosso da Amico Fragile ODV-ETS, ha visto una partecipazione numerosa, con una forte presenza di studenti universitari e giovani, a testimonianza di una sensibilità crescente verso i temi del rispetto e della prevenzione.
Il convegno ha messo in luce come le parole non siano strumenti neutri, ma i “mattoni” con cui si edifica la cultura. Secondo Liliana Colombo, presidente di Amico Fragile, quando il linguaggio diventa d’odio scava il solco in cui affondano le radici della violenza. Un concetto ribadito dall’assessore Rossella Di Maggio, che ha definito le parole ostili come il primo segnale riconoscibile di un clima che può degenerare in comportamenti violenti.
Il dibattito ha analizzato le diverse forme in cui l’abuso si manifesta oggi:
Violenza simbolica: La prof.ssa Paola Biavaschi ha approfondito fenomeni come il body shaming, il mansplaining e il gaslighting, dinamiche che mirano a svalutare l’autonomia e la percezione di sé della vittima.
La trappola dell’algoritmo: La Senatrice Elena Ferrara ha lanciato un allarme sulla natura del web, spiegando che l’odio
online genera traffico e coinvolgimento, alimentando una violenza che finisce per riversarsi inevitabilmente nelle strade.
Deepfake e IA: Il prof. Davide Tosi ha evidenziato come l’intelligenza artificiale permetta oggi di andare “oltre le parole” attraverso la creazione di milioni di contenuti falsi e manipolati.
Responsabilità penale: L’avv. Fabrizio Piarulli ha sollevato dubbi sulla complessa ricostruzione della catena causale nei reati commessi tramite sistemi automatici.
L’ultima parte dei lavori si è focalizzata sulle insidie digitali che colpiscono i più giovani, come il fraping e la sextortion. Tuttavia, sono emersi anche spunti propositivi, come l’approccio del “re-think”: soluzioni tecnologiche capaci di avvisare l’utente prima della pubblicazione di un messaggio offensivo, interrompendo così la spirale dell’odio sul nascere.
L’iniziativa si è confermata un tassello fondamentale del lavoro di formazione che Amico Fragile svolge sul territorio di Varese, ribadendo che la lotta alla violenza parte innanzitutto dalla consapevolezza culturale.




