VARESE, 14 marzo 2026- di ELENA MALNATI
L’ultima campagna istituzionale lanciata dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF), guidato da Francesco Lollobrigida, ha sollevato un acceso dibattito che va ben oltre la semplice critica pubblicitaria. Come riportato in un recente approfondimento pubblicato sul sito ilfattoalimentare.it , l’iniziativa si presenta con lo slogan evocativo: “Vivere il vino, vivere la vita, responsabilmente”. Sebbene possa sembrare la comunicazione di un consorzio privato, si tratta di una campagna finanziata con risorse pubbliche e promossa direttamente da un Ministero della Repubblica.
Il vino rappresenta per l’Italia un pilastro dell’identità culturale e un motore economico fondamentale. Tuttavia, il sostegno istituzionale si scontra con una realtà sanitaria complessa. Secondo i dati del monitoraggio SISMA dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) citati dalla testata, il quadro del consumo in Italia è delicato:
36 milioni di persone consumano bevande alcoliche.
Oltre 8 milioni di individui rientrano in una fascia di consumo considerata a rischio per la salute.
Più di 700 mila minori dichiarano di consumare alcol, con una preoccupante diffusione del binge drinking (il consumo di grandi quantità in breve tempo) tra i più giovani.
La controversia sollevata da Il Fatto Alimentare tocca un punto nevralgico: il vino non è solo tradizione, ma una bevanda contenente etanolo, sostanza classificata come cancerogena dalle autorità sanitarie internazionali.
Sorge quindi un paradosso istituzionale. Mentre lo Stato, attraverso il Ministero della Salute, investe fondi per prevenire le patologie correlate all’alcol, un altro ramo del Governo utilizza il denaro dei contribuenti per incentivarne il consumo. Questa dicotomia pone una domanda inevitabile: è davvero opportuno che un’istituzione pubblica si trasformi nel braccio marketing di un prodotto alcolico?
Mentre i consorzi e le fiere di settore hanno il legittimo obiettivo di promuovere il proprio business, la comunicazione dello Stato dovrebbe rispondere a logiche diverse. Il rischio, evidenziato dall’analisi, è che messaggi che associano il vino alla “vita” finiscano per normalizzare i rischi legati all’alcol, specialmente tra le fasce più vulnerabili.
La sfida per il futuro non sarà smettere di valorizzare le eccellenze del territorio, ma trovare un equilibrio che non sacrifichi la tutela della salute pubblica sull’altare della promozione commerciale.




