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Confimprenditori, l’affondo di Ruvolo: “Governo scollato dal Paese reale, imprese e turismo abbandonati”

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Stefano Ruvolo

ROMA, 25 marzo 2026 – Un atto d’accusa durissimo quello lanciato dal Presidente di Confimprenditori, Stefano Ruvolo, che in una nota ufficiale analizza il momento critico del tessuto produttivo italiano all’indomani del recente voto referendario. Secondo Ruvolo, l’esecutivo avrebbe perso il contatto con l’Italia che produce, ignorando i segnali di disagio profondo che arrivano dalle piccole e medie imprese.

Per Confimprenditori, l’alta affluenza alle urne (quasi il 60%) rappresenta un vero e proprio giudizio politico sull’azione del governo.

Caro bollette: Le attività produttive continuano a essere strangolate da costi energetici insostenibili, affrontati dall’esecutivo con interventi parziali e rincorsa delle emergenze.

Politica Estera vs Mercato Interno: Ruvolo lamenta un Palazzo Chigi troppo sbilanciato sulle priorità di Bruxelles e sul sostegno al fronte ucraino, a discapito della protezione economica e della riduzione del carico fiscale per gli imprenditori italiani.

Un punto centrale della critica riguarda il settore turistico, definito “abbandonato a sé stesso da mesi”.

“La Presidente del Consiglio si accorge solo oggi che un tassello strategico come il turismo è fermo a causa del commissariamento di fatto della Ministra Santanchè, legata alle sue vicende giudiziarie”, dichiara Ruvolo.

Secondo il Presidente di Confimprenditori, a pagare il prezzo di questa instabilità sono soprattutto le regioni del Sud, che necessitano di una visione strategica internazionale per competere sui mercati, ma che si trovano prive di una guida operativa forte.

Il malcontento è esploso in modo “cristallino” in Sicilia, dove il voto contrario all’azione di governo è stato nettissimo. Ruvolo evidenzia come, dopo le emergenze legate al maltempo, le risposte siano state insufficienti:

Ristori: Arrivati in ritardo e giudicati incerti.

Polizze catastrofali: Il governo avrebbe alimentato confusione scaricando nuovi obblighi su imprese già fragili, colpite da eventi climatici estremi.

L’accusa finale è rivolta a una scelta politica che, secondo Confimprenditori, favorirebbe banche e grandi gruppi a discapito della piccola impresa, schiacciata da scure fiscale e burocrazia. “Se il governo non torna subito ad ascoltare chi crea lavoro,” conclude Ruvolo, “il messaggio delle urne rischia di essere solo il primo di una lunga serie”.

redazione@varese7press.it