BRESCIA, 14 aprile 2026-L’Auditorium San Barnaba ha ospitato un importante incontro focalizzato sulla tutela dei minori nel calcio giovanile, un’iniziativa promossa dal Brescia Calcio Femminile. Per il club, il tema non rappresenta solo un obbligo formale, ma una responsabilità quotidiana che si riflette nel lavoro costante con le proprie atlete.
Lo sport come spazio educativo e di responsabilità
Ad aprire i lavori è stata Anna Frattini, Assessora alle Politiche educative del Comune di Brescia, che ha lodato l’impegno della società per una visione dello sport che mette al primo posto lo sviluppo umano rispetto al semplice risultato agonistico. Un richiamo all’etica condiviso con forza dalla Presidente Clara Gorno, la quale ha sottolineato come la difesa dei diritti fondamentali dovrebbe essere la naturale conseguenza di un lavoro svolto con integrità da parte di tutti gli attori del sistema sportivo.
Sul piano legale e relazionale, l’avvocato Anna Maria De Mattei ha ricordato che le società e gli allenatori occupano uno spazio educativo privilegiato: a loro spetta il compito di ascoltare e intercettare eventuali segnali di disagio, rendendo necessaria una formazione continua e consapevole.
Equilibrio psicologico e il rischio della competizione esasperata
La psichiatra e psicoterapeuta Romana Caruso ha offerto una prospettiva cruciale sullo sviluppo emotivo delle giovani calciatrici. Lo sport deve rimanere uno spazio di libertà e gioco; quando la competizione diventa esasperata, il rischio è quello di generare ansia e il conseguente abbandono dell’attività. “Giocare bene con le emozioni aiuta a vincere la partita della vita”, ha dichiarato, evidenziando come il benessere psicofisico sia il vero traguardo da raggiungere.
Il ruolo dell’allenatore: educare alla scelta
Particolarmente stimolante è stata la riflessione di Renzo Ulivieri sulla figura dell’allenatore moderno. Secondo Ulivieri, allenare non significa imporre schemi rigidi, ma educare i ragazzi alla capacità di scelta. Ha introdotto il concetto di “abusi tecnico-tattici”, che si verificano quando la visione del tecnico si sostituisce a quella dell’atleta, privandolo della possibilità di leggere la situazione e reagire in autonomia. Il calcio, in quanto sport situazionale, deve preservare l’unione tra tecnica ed emozione.
In conclusione, la Presidente Gorno ha ribadito l’importanza dell’empatia e del coraggio di “lasciare andare”, ricordando che il valore di una società sportiva si misura nella sua capacità di accompagnare le atlete nel percorso che le porterà a diventare non solo calciatrici, ma persone complete e consapevoli.




