VARESE, 3 maggio 2026- di GIANNI BERALDO
Il cammino verso le elezioni amministrative del 2027 è ufficialmente iniziato, ma la strada per il “campo largo” varesino appare già in salita. L’incontro tenutosi lo scorso 27 aprile all’Informagiovani di Varese circa dieci giorni fa presso l’Informagiovani di via Como, finalizzato alla stesura del “Manifesto Aperto per la Città 2027-2032”, ha sancito un punto di partenza importante, lasciando però sul campo interrogativi politici non trascurabili.
Se da un lato la coalizione guidata dal PD è riuscita a compattare le forze civiche storiche (come Varese Praticittà e Progetto Concittadino) e ad allargare il perimetro verso il centro con l’ingresso di Azione e la conferma di Italia Viva, dall’altro è stato impossibile non notare il grande assente al tavolo: il Movimento 5 Stelle che si è preso un momento di pausa riflessiva.
La firma del Manifesto doveva essere il momento della “foto di gruppo” per chi intende proseguire l’eredità dell’amministrazione Galimberti. Tuttavia, il forfait del polo ambientalista e dei pentastellati accende un campanello d’allarme sulla reale compattezza del fronte progressista.
M5S: Il grande interrogativo. Dopo i tentativi di avvicinamento degli ultimi anni, la mancata partecipazione dei 5 Stelle suggerisce una volontà di smarcamento o, quantomeno, la richiesta di una maggiore discontinuità su temi chiave come l’urbanistica e le grandi opere.

Nonostante le defezioni, il sindaco Davide Galimberti e i vertici dei partiti presenti hanno ribadito che il documento resta “aperto”. L’obiettivo dichiarato è quello di non chiudere le porte a nessuno, lasciando spazio a modifiche e integrazioni per convincere gli scettici.
Il tempo, sulla carta, non manca: la scadenza per la definizione ufficiale della coalizione e, soprattutto, per la scelta del candidato sindaco è fissata al 31 dicembre 2026. Tuttavia, la politica insegna che le distanze che si creano all’inizio di un percorso programmatico sono spesso le più difficili da colmare.
Il centrosinistra varesino si trova ora davanti a un bivio: proseguire con una coalizione a trazione riformista e centrista, rischiando però di perdere i voti dell’ala più radicale e ambientalista, o rallentare per cercare una mediazione con M5Stelle.
L’assenza di dieci giorni fa non è ancora una rottura definitiva, ma è certamente un atto politico che impone una riflessione: per vincere nel 2027, basterà la continuità del “modello Varese” o servirà un’apertura più coraggiosa verso quelle forze che, oggi, hanno preferito restare a guardare?




