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Lobby e benessere animale: il Parlamento UE vota per il taglio dei fondi alle ONG

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BRUXELLES, 4 maggio 2026 – Il Parlamento europeo ha approvato oggi una risoluzione sul futuro sostenibile dell’allevamento che rischia di segnare una frattura insanabile tra le istituzioni e la società civile. Al centro della bufera c’è il paragrafo 10 della relazione a firma dell’eurodeputato Carlo Fidanza (ECR), che introduce una misura senza precedenti: l’invito alla Commissione europea a interrompere i finanziamenti alle ONG che svolgono attività di sensibilizzazione e lobbying sul benessere animale.

La risoluzione non si limita a chiedere il taglio dei fondi, ma esorta a inasprite i requisiti di trasparenza finanziaria specificamente per le organizzazioni che promuovono una visione definita “militante e ideologica” dell’allevamento. Tuttavia, emerge una profonda asimmetria: tali requisiti non vengono applicati ai gruppi di pressione dell’industria, che operano con risorse private enormemente superiori e senza la necessità di sussidi pubblici.

I numeri evidenziano uno squilibrio strutturale già in atto nei palazzi del potere:

46 incontri tra i commissari UE e i rappresentanti dell’industria zootecnica tra il 2024 e il 2026.

Solo 7 incontri nello stesso periodo con le organizzazioni per il benessere animale.

Zero menzioni del termine “gabbia” nei verbali delle riunioni pubbliche analizzate.

Nonostante il rapporto si proponga di delineare il futuro del settore, i critici sottolineano come i cittadini europei siano i grandi assenti nelle 37 pagine del documento. La relazione non menziona l’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) “End the Cage Age”, che ha raccolto 1,4 milioni di firme, né tiene conto delle quasi 200.000 risposte alla consultazione pubblica della Commissione sul tema.

Mentre il testo definisce gli standard europei come i “più elevati al mondo”, la realtà dei fatti racconta una storia diversa: 300 milioni di animali sono ancora rinchiusi in gabbia in tutta l’Unione, nonostante la promessa di un divieto ufficiale fatta ormai quattro anni fa e mai attuata. Un’inerzia che ha portato la stessa Commissione a essere citata in giudizio dinanzi alla Corte di Giustizia dell’UE.

La reazione del mondo associazionistico è di netta condanna. Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality Italia, ha denunciato l’operazione come un attacco al pluralismo democratico:

“Questa votazione riguarda chi ha il diritto di parlare a nome degli animali a Bruxelles. L’industria ha già accessi e alleati politici. Le organizzazioni che rappresentano i cittadini che hanno chiesto il divieto delle gabbie hanno invece bisogno di sostegno per far sentire la propria voce. Il Parlamento ha deciso che la democrazia per gli animali non vale.”

Con questo voto, il Parlamento UE sembra aver scelto di proteggere lo status quo produttivo, indebolendo finanziariamente l’unica controparte capace di dare voce alle istanze di milioni di cittadini e alla sofferenza degli animali negli allevamenti intensivi.

redazione@varese7press.it