VENEZIA, 7 maggio 2026-In occasione della preview della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte, i padiglioni di Lituania, Lettonia ed Estonia hanno promosso un’iniziativa di forte impatto politico e sociale: una camminata collettiva in solidarietà con l’Ucraina. L’evento non è stato solo una manifestazione di vicinanza a un popolo martoriato dal conflitto, ma un richiamo urgente alla comunità internazionale sulla necessità di tutelare il patrimonio culturale ucraino, sistematicamente minacciato e cancellato dalla violenza bellica.
Il tragitto della camminata ha tracciato una linea di connessione ideale tra le tre nazioni baltiche all’interno degli spazi espositivi veneziani. Partendo dal Padiglione Lituania, la marcia ha attraversato l’Arsenale — sede del Padiglione Lettonia — per concludersi al Padiglione Estonia. Questa processione ha voluto celebrare la cultura come spazio di resilienza, memoria e libertà, dedicando un pensiero particolare agli artisti e agli operatori culturali ucraini che continuano a creare sotto i bombardamenti o che hanno perso la vita nel conflitto.
Per Lituania, Lettonia ed Estonia, il gesto compiuto a Venezia affonda le radici in una memoria storica condivisa. Il richiamo è alla celebre “Via Baltica” del 1989, quando due milioni di cittadini si unirono in una catena umana di 675 chilometri per chiedere l’indipendenza dall’occupazione sovietica. Oggi, quella stessa determinazione pacifica contro l’oppressione si riflette nel sostegno all’Ucraina, riaffermando i principi democratici e la solidarietà tra popoli che hanno conosciuto il peso dell’imperialismo.
Le voci dei commissari: critica e responsabilità
Le responsabili dei padiglioni hanno espresso posizioni nette sulla responsabilità delle istituzioni culturali:
Lolita Jablonskienė (Lituania) ha evidenziato come l’impegno debba tradursi in azioni concrete, trasformando la solidarietà in una raccolta fondi per la rinascita della creatività ucraina.
Solvita Krese (Lettonia) ha sollevato interrogativi critici sulla decisione della Biennale di consentire la partecipazione della Russia, presentando l’opera “Death in Venice” dell’artista Kriss Salmanis come monito affinché l’arte resti uno spazio di pensiero critico.
Maria Arusoo (Estonia) ha ricordato che la guerra persiste nel cuore dell’Europa e che il silenzio non è un’opzione di fronte a crimini di guerra commessi sotto la maschera di una presunta “fratellanza” tra nazioni.
La distruzione dei siti culturali e lo sfollamento delle comunità umane richiedono, secondo i promotori, un’attenzione costante. La camminata di Venezia si configura così come un gesto collettivo per testimoniare che, anche nei momenti di crisi più profonda, il valore della cultura resta un baluardo inalienabile per il diritto di ogni nazione di esistere e creare liberamente.




