MILANO, 11 maggio 2026-I dati smentiscono in modo categorico la narrazione emergenziale: in Lombardia, così come nel resto d’Italia, non è in corso alcuna “invasione” di migranti.
Al 31 dicembre 2024, sul territorio regionale si registrano 17.786 persone straniere accolte a fronte di 18.046 posti disponibili. L’incidenza reale di questa presenza sulla popolazione residente è infinitesimale, pari a circa lo 0,18%, un valore persino inferiore alla già contenuta media nazionale dello 0,23%. Questo quadro emerge con chiarezza dal nuovo report “La Frontiera, ovunque. Centri d’Italia 2026”, redatto da ActionAid in collaborazione con Openpolis. Lo studio, basato su dati ufficiali di Ministeri e Prefetture, mette in luce come il vero nodo critico non sia il numero degli arrivi, bensì la gestione strutturale del sistema d’accoglienza, caratterizzato a livello nazionale dal consolidamento dei grandi centri, dal sovraffollamento, dalla crescita dei gestori for profit, dal calo dei controlli prefettizi e dall’inserimento improprio di minori nei centri per adulti.
In Lombardia questa dinamica si traduce in un sistema profondamente sbilanciato a favore dei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) gestiti dalle Prefetture, che ospitano ben 14.679 persone, pari all’81,3% della capienza regionale. Al contrario, il Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI), guidato dagli enti locali e orientato a percorsi di reale inserimento, conta appena 3.367 posti (il 18,7%). Fabrizio Coresi, esperto di Migrazioni per ActionAid, sottolinea come i numeri lombardi ridimensionino radicalmente la propaganda politica: con meno di due persone accolte ogni mille residenti, l’emergenza è puramente organizzativa. Quando l’ottanta per cento dell’accoglienza si concentra nei CAS, nati come soluzioni temporanee, il sistema perde la sua funzione di tutela e integrazione per ridursi a mera gestione burocratica e amministrativa.
La pressione sul territorio si concentra soprattutto nell’area metropolitana milanese. La Prefettura di Milano gestisce da sola 5.767 posti, di cui 3.856 nel solo capoluogo, coprendo circa un terzo delle presenze regionali. Pur non registrando un sovraffollamento diffuso, l’area milanese mostra una forte tendenza alla concentrazione in strutture di grandi dimensioni: nella provincia di Milano l’81,1% dei posti per adulti nei CAS si trova in centri con oltre 50 posti (percentuale che sale al 90,7% nel solo comune) e il 35,7% in maxi-strutture sopra i 300 posti. A livello regionale, la media dei CAS adulti in strutture sopra i 50 posti è del 43,8%, mentre il 10,5% supera la soglia dei 300. Si contano inoltre 108 centri per adulti che superano il 120% della loro capienza consentita, costringendo a una necessaria redistribuzione di almeno 420 persone.
L’analisi dei soggetti gestori rivela dinamiche commerciali significative. Nel comune di Milano la concentrazione della
gestione è marcata, con l’operatore Medihospes che gestisce 965 posti nei CAS adulti, equivalenti al 33,1% della capienza comunale (a livello regionale si attesta al 7,8% con 1.135 posti). Se nella provincia milanese il peso dei privati speculativi rimane moderato, con ORS Italia Srl che copre l’8,8% dei posti nel comune di Milano, in altre province lombarde la presenza del for profit è preponderante. A Pavia i soggetti commerciali gestiscono il 44,8% della capienza dei CAS adulti (482 posti), a Sondrio il 37,6%, a Brescia il 35,6%, a Lodi il 35%, a Cremona il 15,6% e a Como il 9,5%.
Proprio nei territori dove la presenza dei gestori for profit è più marcata emergono le maggiori criticità. A fine 2024, nei CAS adulti gestiti da privati commerciali si registravano collocamenti impropri di minori, con sette casi in provincia di Pavia e uno in provincia di Brescia. Il dato più allarmante riguarda la saturazione: i centri lombardi gestiti dal for profit ospitano 2.101 persone a fronte di una capienza di 1.889 posti, registrando un tasso di occupazione dell’111,2% con 22 strutture oltre la soglia critica del 120%. Pur gestendo solo il 12,9% della capienza governativa regionale, i soggetti privati concentrano quasi un terzo delle presenze totali che dovrebbero essere redistribuite in tutta la Lombardia per rientrare nei limiti di legge. Il profit non rappresenta quindi la maggioranza della rete regionale, ma assorbe la quota più alta di pressione e di sovraffollamento.
La gestione dei Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA) rappresenta un altro punto dolente. Nel 2024 si registravano in Lombardia 706 minori nei circuiti dedicati: 611 nella rete SAI-MSNA e 95 nei CAS minori. La Prefettura di Milano, priva di CAS minori, accoglie tutti i suoi 410 giovani nel circuito SAI. Nel resto della regione, le presenze protette si distribuiscono tra Cremona (140), Lodi (57), Bergamo (28), Como (24), Varese (22), Monza e Brianza (19) e Mantova (6). Nonostante la disponibilità di posti liberi nei circuiti regionali dedicati, si registra un frequente ricorso a inserimenti impropri in strutture per adulti.
L’applicazione della normativa introdotta nell’ottobre 2023, che consente l’inserimento temporaneo dei minori nei centri per adulti, ha mostrato forti limiti applicativi. La Prefettura di Milano ha registrato 92 transiti di minori in strutture per adulti fino a novembre 2025. Un dato emblematico del fallimento della presa in carico educativa è rappresentato dal fatto che il 54,4% delle uscite da questi centri sia dovuto ad allontanamenti volontari (49 casi). L’abbandono della struttura da parte di un minore non è quasi mai una scelta neutrale, ma il segnale di una rottura del percorso educativo e dell’assenza di tutele, esponendo i giovani a gravi rischi di marginalità e sfruttamento. Nel resto della Lombardia, a fine novembre 2025 i minori nei CAS per adulti erano 47. In provincia di Sondrio si registrano incidenze altissime di minori in strutture per adulti (il 53,3% a fine 2024), mentre province come Brescia, Lecco, Mantova, Sondrio e Como mostrano tempi di permanenza medi dei minori in questi centri impropri con picchi critici che superano ampiamente l’anno, arrivando in alcuni casi a oltre due anni di permanenza.
A fronte di questa complessa situazione gestionale, il sistema dei controlli pubblici si rivela estremamente fragile. Nel 2024 si sono registrati in Lombardia solo 100 controlli su circa 95 strutture, coprendo appena l’11% degli 860 centri prefettizi attivi, un dato inferiore alla media nazionale. Pur ospitando il 13,8% dei posti della rete nazionale, la Lombardia catalizza solo il 6,4% delle ispezioni complessive.
La vigilanza è inoltre distribuita in modo disomogeneo sul territorio: sei Prefetture lombarde su dodici (Bergamo, Como, Cremona, Lecco, Mantova e Sondrio) non hanno registrato alcuna ispezione visibile, nonostante gestiscano complessivamente il 31,6% della capienza regionale con oltre 4.600 posti. A Milano si contano 22 controlli su 92 strutture, mentre province come Lodi registrano un controllo per struttura e Como non mostra alcun controllo a fronte di ben 122 centri attivi. La carenza di monitoraggio in una regione caratterizzata da un forte peso dei CAS, dal sovraffollamento e dalla presenza di minori in strutture non idonee rappresenta una grave criticità per la trasparenza e la tutela dei diritti fondamentali.




