LAVENA PONTE TRESA, 12 maggio 2026-Una vasta operazione di polizia, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano, ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di otto persone, ritenute responsabili di far parte di un’associazione a delinquere con ramificazioni internazionali. Il sodalizio criminale era specificamente finalizzato al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina di cittadini turchi, per la maggior parte di etnia curda. Gli indagati colpiti dal provvedimento sono sette di nazionalità turca e uno di nazionalità italiana. L’indagine è il frutto di una stretta collaborazione internazionale che ha visto impegnate la Squadra Mobile della Polizia di Stato di Varese e l’Ufficio Federale di Polizia Svizzero (FEDPOL), sotto il coordinamento giudiziario della Procura milanese, del Ministero Pubblico della Confederazione elvetica e di Eurojust.
Le attività investigative hanno consentito di delineare la struttura di un’organizzazione criminale transnazionale ben organizzata. La rete intercettava i migranti in Turchia e ne garantiva il viaggio lungo la rotta balcanica fino alle destinazioni finali nel centro e nord Europa, tra cui Germania, Francia, Svizzera, Norvegia e Regno Unito. Per ogni persona disposta a tentare il viaggio, l’organizzazione richiedeva un corrispettivo in denaro oscillante tra i 6.000 e i 7.000 euro. All’interno del territorio italiano, la gestione logistica dei flussi irregolari faceva capo a un cittadino turco che ricopriva un ruolo di vertice. Questo leader indirizzava i migranti verso il confine svizzero, fornendo loro l’assistenza necessaria e tutte le istruzioni utili a eludere i controlli di frontiera.
Il fulcro operativo locale della cellula varesina si concentrava nei pressi della frontiera elvetica, dove l’organizzazione disponeva di appartamenti presi in affitto per fungere da case sicure. I migranti venivano ospitati temporaneamente in queste strutture a pochi metri dal confine, in attesa del momento propizio per il transito. Il passaggio in Svizzera avveniva a piedi attraverso il valico pedonale situato tra Lavena Ponte Tresa, sul versante italiano, e Ponte Tresa, sul versante svizzero, dove i clandestini si incamminavano da soli o scortati da un membro del gruppo criminale.
I numeri emersi dall’inchiesta evidenziano la portata e la continuità del traffico illecito. Solamente nel periodo compreso tra l’aprile e il settembre del 2024, le forze dell’ordine hanno documentato 37 distinti episodi di favoreggiamento che hanno coinvolto 134 migranti, tra i quali figuravano interi nuclei familiari con bambini piccoli e neonati fatti giungere appositamente a Lavena Ponte Tresa. Oltre ai transiti monitorati in questo specifico comune, l’attività investigativa ha accertato che l’organizzazione è riuscita a gestire nello stesso arco di tempo l’ingresso illegale in Europa di altri 200 migranti circa, sfruttando ulteriori valichi di frontiera dislocati nel nord Italia.
La Procura della Repubblica ha precisato che la diffusione della notizia risponde a un preciso interesse pubblico connesso al contrasto della criminalità organizzata e di traffici lesivi per la collettività, nel pieno rispetto del Decreto Legislativo 188/2021. Trattandosi di un procedimento penale che si trova ancora nella fase delle indagini preliminari, per tutti i soggetti indagati vige rigorosamente il principio della presunzione di non colpevolezza fino a quando non interverrà una sentenza irrevocabile di condanna.




