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Blitz contro la Freedom Flotilla: intervista allo skipper Alberto Biasioli: “Azioni sempre più aggressive, ma la mobilitazione non si ferma”

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VARESE, 21 maggio 2026-di GIANNI BERALDO

Nuova e drammatica ondata di tensioni nel Mediterraneo orientale, dove la Freedom Flotilla – la flotta umanitaria carica di aiuti e attivisti internazionali diretta a Gaza – è stata nuovamente oggetto di un duro arrembaggio da parte delle forze militari israeliane. Negli ultimi giorni, le notizie giunte dal network dei volontari e dallo studio legale Adala, che segue l’assistenza degli equipaggi, hanno tratteggiato uno scenario di forte violenza: denunce di percosse, minacce e molestie sessuali subite dagli attivisti durante i momenti di abbordaggio, nella nave prigione e nel porto di Ashdod. Tra i fermati figurano anche giornalisti e parlamentari europei, diversi dei quali in via di rilascio o già rientrati nelle scorse ore, come l’inviato del Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani e l’eurodeputato Dario Carotenuto.

Per fare chiarezza sulla situazione sul campo, sui canali di contatto attivi e per capire quale sarà il futuro della mobilitazione, abbiamo raggiunto telefonicamente Alberto Biasioli, skipper della Flotilla, che non è partito per quest’ultima missione ma segue ora dopo ora il destino dei suoi compagni.

L’intervista

Ciao Alberto, come stai?

“Si sta per come si può stare in questi giorni in cui la situazione è un po’ complicata.”

Tu adesso sei con la Flotilla o sei in Italia?

Io sono ancora nella Flotilla, ma non sono partito in questa missione.”

Com’è la situazione adesso?

“Da quello che so, hanno rilasciato ed è già rientrato Alessandro Mantovani, inviato del Fatto Quotidiano, che era un mio compagno di cella della volta scorsa, e il parlamentare del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto. Sembra che rilascino a breve anche gli altri. Queste però sono voci ancora non confermate, aveva pubblicato qualcosa ieri il Fatto Quotidiano.”

Cosa ti hanno raccontato? Al di là di quello che già sappiamo, cosa è successo di preciso?

“Considera che posso avere informazioni solo fino al punto in cui sono stati catturati. Per il dopo, ci basiamo sulle informazioni lasciate dallo studio legale Adalah, che segue tutti noi volontari della Gaza Freedom Flotilla, e le dichiarazioni sono quelle: parlano di pestaggi e di molestie sessuali. C’è anche il video pubblicato dal profilo di Itamar Ben-Gvir, il Ministro della Sicurezza israeliano, dove incita l’esercito a maltrattare gli attivisti. In particolare si vede una ragazza irlandese di nome Kat che nei primi frame dice ‘Free Palestine’ e viene buttata a terra.”

C’è stata una violenza maggiore rispetto a quando hanno fermato voi, nella precedente missione, dove anche tu sei stato arrestato?

“Assolutamente sì, sono stati molto più aggressivi sia nei momenti di abbordaggio, sia successivamente. Sulla nave Girolama hanno addirittura sparato. Qualcuno dice che siano proiettili di gomma, ma in realtà sembrano proiettili di tipo paintball: hanno un’assonanza con il gioco, ma sono cartucce svuotate e riempite con oggetti simili a pallettoni. Dal video si vede benissimo che vengono sparate da un fucile a pompa e mandano in frantumi uno degli oblò della barca.”

Quindi sono comunque armi offensive e pericolose?

“Sì, sono stati molto aggressivi anche perché i volontari erano tutti fermi con le braccia alzate e non erano minacciosi in alcun modo. Un’altra barca, che credo sia la Sirius, è stata speronata. Una barca in vetroresina speronata da una nave militare in metallo, molto più alta. C’è un fermo immagine dove si vede la prua di metallo della nave militare all’altezza della zona di controllo, dove si trovavano i volontari con le mani alzate, proprio all’altezza delle loro teste. Hanno fatto manovre molto pericolose. Anche durante la detenzione, sia nella nave prigione sia nel porto di Ashdod, la situazione è stata più violenta rispetto a quando siamo stati presi noi la prima volta.”

La prigione in cui si trovano è la stessa dove ti hanno rinchiuso l’ultima volta?

“In teoria dovrebbero mandarli a Ketziot, ma la vedo difficile se devono essere rilasciati a breve, perché Ketziot è una prigione in mezzo al deserto, a sud-est di Gaza, sul confine con l’Egitto.”

Rispetto alla prima volta, a livello politico/istituzionale si è mossa quasi tutta l’Europa perché c’erano attivisti di molti Paesi. Ti aspetti qualcosa di importante adesso?

Alberto Biasioli

“Quello che ho visto io, purtroppo, è una partecipazione molto minore della società civile. Ieri sono andato a protestare in piazza ed era relativamente vuota. Questa cosa mi preoccupa moltissimo, perché la battaglia non è sicuramente vinta e il fatto che non ci sia seguito da parte della società civile mette in pericolo gli attivisti, che altrimenti vengono lasciati soli. Quando parli di mobilitazione dell’Europa a livello politico-istituzionale, io sinceramente questo fervore non l’ho visto. Ci sono state delle dichiarazioni, ma non ho notizie di azioni concrete.”

Cosa ti aspetteresti in tal senso?

“Mi aspetto delle sanzioni, delle azioni concrete. La Russia è colpita da continui pacchetti di sanzioni; nei confronti di Israele, al di là di qualche rimprovero formale, non vedo provvedimenti concreti né da parte dell’Unione Europea né dall’Italia. Un conto è dire che così non va bene, un altro è prendere provvedimenti contro uno Stato che ha dimostrato di agire in modo illegale, senza alcun riguardo per i cittadini europei, australiani e di molti altri Paesi. Ha dimostrato un grande disinteresse per la salute di queste persone e una totale mancanza di rispetto nei confronti dell’Europa.”

La mobilitazione della Flotilla quindi proseguirà nonostante un calo di attenzione da parte dell’opinione pubblica?

“La prima Flotilla è stata organizzata nel 2010. Sono passati quindici anni e non ci si è mai fermati, anzi, le missioni sono diventate più frequenti e numerose. Gli attivisti continueranno fino a quando non si otterrà un risultato. Certamente mi aspettavo una risposta maggiore rispetto all’ultima volta e invece c’è stato un calo. Non ho capito da cosa sia dipeso, ma è evidente che se la società civile si fa coinvolgere, queste azioni diventano molto più efficaci.”

Avete già in programma altre azioni nei prossimi mesi?

“Al momento io lavoro per una ONG e mi imbarco per fare salvataggio di migranti in mare, quindi la mia vita adesso si svolge più in mare che a terra. Per quanto riguarda la Flotilla, in questo momento tutti gli sforzi sono concentrati sul riportare a casa gli attivisti. Quando avranno recuperato un attimo di stabilità emotiva ci riorganizzeremo sicuramente per altre azioni. Ricordiamo che c’è ancora il convoglio di terra che sta avanzando verso Gaza lungo la costa nord dell’Africa.”

A che punto si trova il convoglio adesso?

“Dovrebbero essere in Libia, ma la cosa migliore è controllare direttamente il tracker sul sito della Flotilla, che indica la posizione esatta in tempo reale.”

Ti ringrazio davvero molto per la tua disponibilità, come giornale vi seguiremo sempre.

“Grazie a voi!”

redazione@varese7press.it