
VARESE, 22 maggio 2026-Mentre il quinto anno di guerra su vasta scala continua a devastare l’Ucraina senza dare segni di sosta, l’intensificarsi degli attacchi russi in tutto il Paese sta provocando un drammatico aumento di vittime e feriti tra i civili, costringendo migliaia di persone ad abbandonare le proprie case e mettendo a durissimo rischio le operazioni di soccorso.
Il culmine di questa nuova ondata di violenza ha toccato direttamente le strutture di soccorso internazionali lo scorso 20 maggio, quando un missile russo ha colpito un magazzino a Dnipro, nell’Ucraina orientale, affittato dall’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati. L’impatto diretto ha causato la morte di almeno due persone e il ferimento di altre, provocando la distruzione totale di circa 900 pallet di beni di prima necessità e materiali edili per rifugi, un carico dal valore superiore al milione di dollari che era pronto per essere distribuito alle famiglie sfollate nelle regioni in prima linea. Questo drammatico evento rappresenta il primo attacco di tale gravità contro una struttura dell’UNHCR dall’inizio dell’invasione russa, un atto che non solo priva la popolazione di aiuti vitali, ma paralizza la risposta umanitaria proprio mentre i bisogni sul campo raggiungono livelli senza precedenti.
L’episodio di Dnipro si inserisce in un quadro di generale e sanguinosa escalation che ha colpito l’intero territorio ucraino nell’ultimo periodo, con bombardamenti aerei letali che hanno investito le regioni settentrionali di Sumy e Chernihiv, e attacchi su larga scala che lo scorso fine settimana hanno causato decine di vittime tra Dnipro e Odessa. La stessa capitale, Kiev, ha subito meno di una settimana fa un attacco combinato di droni e missili che ha causato il crollo di un edificio residenziale, provocando la morte di almeno 25 persone. I dati ufficiali della Missione di monitoraggio dei diritti umani in Ucraina confermano la gravità della situazione, evidenziando che nei primi quattro mesi dell’anno si sono registrati almeno 815 civili uccisi e 4.174 feriti, un dato in aumento del 21% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Di fronte a questa pressione militare, le fughe e le evacuazioni dalle aree del fronte proseguono a ritmo incessante, tanto che dall’inizio del 2026 quasi 47.000 persone hanno attraversato i centri di transito supportati dall’UNHCR, sebbene il numero reale degli sfollati sia decisamente superiore poiché molti fuggono autonomamente. Chi scappa arriva spesso con pochissimi averi e in condizioni di estrema vulnerabilità, in particolare gli anziani e le persone con disabilità o mobilità ridotta. Nonostante la distruzione dei magazzini, l’UNHCR e le organizzazioni non governative partner continuano a garantire assistenza d’emergenza, denaro, supporto legale e psicologico a chi ha perso tutto.
La preoccupazione internazionale cresce anche per l’incolumità del personale umanitario che opera a ridosso dei combattimenti, come dimostrano i recenti attacchi mirati con droni contro due convogli delle Nazioni Unite chiaramente contrassegnati nelle regioni di Dnipropetrovsk e Kherson, fortunatamente senza vittime fatali. L’agenzia dell’ONU ha voluto rendere omaggio al coraggio e alla dedizione di tutti i volontari e operatori che rischiano la vita ogni giorno, ribadendo con fermezza che i ripetuti attacchi contro chi porta aiuto costituiscono una palese violazione del diritto internazionale, poiché i civili e il personale umanitario non devono mai diventare un bersaglio militare.



