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Urne deserte nel Varesotto: il crollo dell’affluenza è il fallimento della politica dei partiti

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VARESE, 25 maggio 2026- di GIANNI BERALDO

A urne chiiuse possiamo confermare che anche questa tornata elettorale in provincia di Varese-dove andavano al voto dieci Comuni- così come in altre città del Paese chiamate al voto per rinnovare le amministrazioni comunali, è stato un mezzo fallimento.

I dati definitivi emersi dalle ultime consultazioni elettorali nei comuni al voto in provincia di Varese fotografano infatti una realtà impietosa, che va ben oltre il semplice dato statistico: si tratta di un vero e proprio sciopero silenzioso degli elettori. Il drastico calo dell’affluenza alle urne registrato sul territorio non è più un campanello d’allarme passeggero, ma la certificazione di un distacco profondo, forse irreversibile, tra la cittadinanza e la classe politica locale e nazionale.

Questo progressivo svuotamento dei seggi trova la sua radice primaria in una diffusa disaffezione verso una politica che ha smarrito gran

Seggio elettorale

parte della propria credibilità. Per anni i cittadini hanno assistito a promesse elettorali puntualmente disattese e a una gestione del bene comune percepita come distante dalle reali necessità quotidiane delle famiglie e dei lavoratori. Quando la politica cessa di essere uno strumento per risolvere i problemi e si trasforma in pura retorica o in una sterile occupazione di poltrone, la risposta della gente comune diventa il disimpegno. La scelta di non recarsi alle urne non è quasi mai pigrizia, bensì un atto di sfiducia consapevole verso un sistema che non viene più riconosciuto come autorevole o utile.

Allo stesso tempo, i dati del Varesotto mettono a nudo il definitivo fallimento del “sistema partito”. Le storiche segreterie politiche, un tempo motori di partecipazione, dibattito e radicamento sul territorio, si sono ridotte a comitati elettorali autoreferenziali, incapaci di interpretare i mutamenti della società e di proporre una reale visione di futuro. La rigidità degli apparati e l’assenza di un vero ricambio generazionale e di idee hanno allontanato anche gli elettori più fedeli. I partiti tradizionali sembrano aver perso la capacità di ascoltare la base, arroccandosi in dinamiche interne che non interessano più a nessuno.

Tuttavia, sotto la superficie di questa apparente apatia, si intravede un segnale diverso: la gente ha, in realtà, una forte voglia di cambiare. Il rifiuto di votare i soliti simboli e le solite coalizioni esprime il desiderio di una politica profondamente rinnovata, più trasparente, pragmatica e vicina ai territori. Il cittadino oggi non cerca l’appartenenza ideologica, ma l’efficacia, l’onestà e progetti concreti a servizio della comunità.

Finché l’offerta politica rimarrà ancorata a vecchi schemi e a logiche di potere consolidate, le urne continueranno a svuotarsi, lasciando ai vincitori delle elezioni una legittimità formale, ma priva del reale consenso del popolo.

direttore@varese7press.it