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Data Center, la Lombardia è la prima regione in Italia a regolamentarli con una legge : transizione digitale e sostenibilità

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MILANO, 26 maggio 2026 – Con un voto a maggioranza nella seduta odierna, il Consiglio regionale della Lombardia, presieduto da Federico Romani, ha approvato una legge pionieristica che disciplina il settore dei centri di elaborazione dati. Si tratta della prima normativa di questo genere in Italia, introdotta per colmare un vuoto legislativo nazionale e governare un fenomeno in fortissima espansione sul territorio lombardo. La regione ospita infatti quasi la metà delle strutture italiane, con 67 data center attivi nel 2024 su un totale nazionale di 168. Il comparto prevede investimenti complessivi per 22 miliardi di euro nei prossimi cinque anni in tutta Italia, dei quali la metà sarà destinata proprio alla Lombardia, con un fabbisogno energetico stimato in 1,5 giga sui 3 totali nazionali.

Il provvedimento, composto da dieci articoli, punta a sostenere la crescita del sistema produttivo promuovendo al contempo lo sviluppo sostenibile e la tutela dell’ambiente, con un focus mirato su consumi energetici e consumo di suolo. Come evidenziato dal relatore del provvedimento e Presidente della Commissione Territorio Jonathan Lobati, la legge offre una cornice chiara per coniugare la capacità di attrazione degli investimenti con la sostenibilità. L’obiettivo viene perseguito semplificando i percorsi amministrativi e introducendo regole omogenee per i procedimenti urbanistici e autorizzativi, garantendo comunque il controllo pubblico.

Tra i principali indirizzi della nuova disciplina figurano la governance regionale sulle procedure di autorizzazione integrata ambientale (AIA) e la definizione dei criteri per la destinazione d’uso urbanistica, in modo da limitare le operazioni speculative e incentivare l’uso di fonti rinnovabili. Due delle novità più rilevanti riguardano la possibilità per i Comuni di accedere a compensazioni ambientali qualora gli operatori decidano di insediarsi in aree industriali dismesse, e l’estensione a un anno del tempo concesso alle amministrazioni locali per adeguare i propri strumenti urbanistici.

Il testo qualifica i data center come insediamenti produttivi per il calcolo del contributo di costruzione e istituisce lo “Sportello regionale per i centri dati”, incaricato della gestione del procedimento unico. Una task force tecnica agevolerà il rilascio delle autorizzazioni ambientali di competenza provinciale (AUA) e regionale (AIA). La legge individua come aree prioritarie per i nuovi insediamenti le zone di rigenerazione urbana e i siti industriali dismessi. Qualora si scelga invece di edificare su suolo agricolo, verrà applicato un incremento del contributo di costruzione, i cui proventi finanzieranno misure compensative di ripristino dei servizi ecosistemici e riqualificazione territoriale. I Comuni dovranno mappare le aree dismesse e, insieme a Province e Città Metropolitana di Milano, pubblicare online tali dati, pena l’esclusione dai fondi regionali per il governo del territorio. L’applicazione della norma, che non comporta nuovi oneri per le finanze pubbliche, sarà monitorata da una cabina di regia che riunisce istituzioni regionali, locali, agenzie ambientali, università e gestori delle reti elettriche.

Il dibattito in aula ha visto posizioni contrapposte. I consiglieri di maggioranza intervenuti nella discussione generale hanno

L’intervento dell’assessore Massimo Sertori

sottolineato l’importanza di inserire in un quadro di regole certe infrastrutture ormai vitali per l’economia digitale e la competitività aziendale. Di contro, i rappresentanti della minoranza hanno criticato il provvedimento evidenziando un insufficiente coinvolgimento diretto dei Comuni, una limitazione dell’autonomia locale e la mancanza di reali vincoli all’edificazione nelle aree verdi, ritenendo non garantito l’equilibrio tra sviluppo e salvaguardia del territorio.

A difesa della legge sono intervenuti gli assessori regionali competenti. L’Assessore agli Enti locali e Risorse energetiche, Massimo Sertori, ha ricordato che lo sviluppo del settore in Lombardia poggia su una delle reti di distribuzione elettrica più stabili d’Europa, definendo la legge uno strumento costruttivo volto a responsabilizzare gli enti locali e a evitare futuri commissariamenti nella gestione della transizione digitale. Infine, l’Assessore al Territorio, Gianluca Comazzi, ha rivendicato il ruolo di punto di riferimento nazionale della normativa, nata per tracciare un perimetro chiaro entro cui amministrare il territorio e superare l’assenza di regole nel settore.

redazione@varese7press.it