MILANO, 4 GIUGNO 2026 – Per decenni aveva servito lo Stato indossando con orgoglio la divisa dell’Esercito Italiano, senza sapere che proprio quei luoghi, quei mezzi e quei materiali utilizzati ogni giorno durante il servizio militare lo stavano lentamente condannando a morte. M.R., ex lagunare, aveva svolto il proprio dovere negli anni Sessanta in ambienti nei quali la presenza di amianto era diffusa e pervasiva.
Strutture, caserme, mezzi militari, dotazioni e materiali venivano impiegati quotidianamente senza adeguate protezioni e senza la minima consapevolezza dei rischi devastanti per la salute. Secondo quanto meticolosamente ricostruito nelle aule giudiziarie, il militare partecipò attivamente ad attività di manutenzione e movimentazione di materiali contaminati. Dopo decenni di silenziosa latenza, l’uomo iniziò ad accusare gravi problemi respiratori e un rapido, inesorabile peggioramento delle condizioni cliniche. La diagnosi fu drammatica: mesotelioma pleurico, uno dei tumori più aggressivi e strettamente collegati all’esposizione alla fibra killer. Una malattia feroce che lo ha portato al decesso il 31 luglio 2017, dopo un periodo di enormi sofferenze fisiche e psicologiche condivise con la figlia, la quale da allora ha scelto di intraprendere una lunga battaglia giudiziaria per ottenere verità e giustizia.
Oggi, dopo un tortuoso percorso legale, per la figlia milanese L.R. è arrivata una sentenza che riconosce molto più di un semplice indennizzo ed è destinata a lasciare il segno sul piano umano, sociale e giuridico.
Il Tribunale di Milano ha infatti condannato il Ministero della Difesa, riconoscendo il nesso causale tra l’esposizione alle fibre
d’amianto, l’insorgenza della patologia e il successivo decesso del militare. I giudici hanno rilevato che non vennero adottate adeguate misure di prevenzione e protezione, nonostante la pericolosità dell’amianto fosse già ampiamente conoscibile all’epoca dei fatti. Il provvedimento riconosce non solo il danno subito direttamente dal militare durante il decorso della malattia, compresa la sofferenza del periodo terminale, ma anche il drammatico danno umano e psicologico patito dalla figlia per la perdita del genitore e la conseguente lesione del rapporto parentale.
Nelle motivazioni, il Tribunale ricostruisce il fortissimo legame tra padre e figlia attraverso testimonianze, fotografie e messaggi quotidiani, evidenziando come il loro rapporto fosse profondissimo e caratterizzato da una presenza costante nella vita reciproca, fatta di contatti continui, vicinanza affettiva e sostegno quotidiano. La sentenza sottolinea inoltre come la morte del padre abbia provocato nella figlia uno sconvolgimento radicale della propria esistenza, quantificando in oltre 400 mila euro complessivi il risarcimento a lei dovuto. Ma il significato della decisione va ben oltre l’aspetto puramente economico. L’avvocato Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale della donna, ha dichiarato che dietro questa sentenza non ci sono numeri o semplici risarcimenti, ma la storia di una famiglia distrutta da una morte che poteva e doveva essere evitata.
Il legale ha sottolineato come per anni questa figlia abbia combattuto perché fosse riconosciuta la verità sulla morte del padre, un uomo che aveva servito lo Stato in divisa senza sapere di essere stato esposto a un killer invisibile. Questa decisione restituisce dignità non solo alla memoria del militare, ma anche al dolore di una figlia che ha vissuto accanto al padre tutta la devastazione della malattia fino agli ultimi giorni di vita.
Secondo Bonanni, si tratta di una pronuncia importante perché conferma ancora una volta che anche nelle Forze Armate ci sono state esposizioni gravissime e che lo Stato ha il dovere di tutelare chi lo serve, ricordando che troppi uomini in divisa si sono ammalati dopo anni di silenzio e omissioni, e troppe famiglie continuano ancora oggi a chiedere giustizia. Per supportare le vittime e i loro familiari, l’ONA continua a offrire un servizio di consulenza legale e medica gratuita tramite il numero verde 800 034 294 e il sito ufficiale dell’associazione www.osservatorioamianto.it.




