VARESE, 9 giugno 2026-di GIANNI BERALDO
Il dibattito sul futuro assetto urbanistico e culturale della città si arricchisce di una netta presa di posizione da parte della società civile. Le associazioni e i gruppi del territorio, riuniti sotto la sigla della “Tenda per la Palestina e contro le armi”, hanno infatti indirizzato e consegnato una formale lettera aperta al sindaco di Varese, Davide Galimberti, e ai membri della giunta comunale.
Al centro della contestazione vi è la richiesta esplicita di non procedere alla sottoscrizione del protocollo d’intesa tra l’amministrazione e la Fondazione Leonardo relativo alla riqualificazione del comparto storico dell’ex Aermacchi situato in via Sanvito Silvestro, un passaggio amministrativo che era stato precedentemente delineato attraverso una deliberazione dell’esecutivo cittadino risalente allo scorso 23 dicembre 2025.
Il nucleo della protesta si concentra sulla natura stessa dei soggetti coinvolti nella progettazione e nel finanziamento degli spazi

rigenerati. I firmatari del documento respingono in maniera categorica l’idea di veder sorgere un’area pubblica, denominata nei piani “Piazza della Pace”, qualora la sua realizzazione sia legata al contributo economico o programmatico di un comparto industriale strettamente connesso alla produzione bellica. La nota contesta alla radice l’assunto tradizionale che individua nella preparazione dei dispositivi di difesa uno strumento di deterrenza o di stabilità, definendola una logica non tollerabile da tramandare alle future generazioni. Secondo la visione espressa dalle sigle promotrici, la convivenza pacifica si edifica esclusivamente attraverso percorsi di verità e giustizia sociale, superando l’orgoglio storico locale legato alla manifattura aeronautica e militare per abbracciare una prospettiva di sviluppo radicalmente differente.
Per dare forza e profondità culturale alla propria proposta di una pace alternativa, i delegati delle associazioni hanno voluto accompagnare la missiva istituzionale con un omaggio simbolico destinato agli amministratori: il volume “Lettere dei bambini ai fabbricanti di armi”, un testo che in passato ha ricevuto il sostegno pubblico e la condivisione da parte di Papa Francesco. Il testo della lettera aperta, che ha già raccolto l’adesione di una prima rosa di sottoscrittori del mondo dell’associazionismo locale, rimarrà accessibile per raccogliere ulteriori firme tra i cittadini che condividono i medesimi orientamenti etici.
I promotori dell’iniziativa hanno concluso il loro appello chiedendo a Palazzo Estense un riscontro pubblico in tempi rapidi. La richiesta fondamentale posta alla giunta Galimberti è quella di formulare una garanzia esplicita circa il non perfezionamento di accordi o intese commerciali e culturali con realtà industriali del settore armiero; una precondizione che il coordinamento reputa indispensabile prima di poter presentare e sottoporre al vaglio del Comune un pacchetto di proposte progettuali concrete e alternative per il recupero dell’ex area industriale di via Sanvito Silvestro.




