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Istituzione Zerbi di Saronno: proclamato lo stato di agitazione. Sindacati pronti allo sciopero a settembre

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SARONNO, 10 giugno 2026 – Rottura totale e immediata proclamazione dello stato di agitazione. Riesplode con forza la tensione tra le lavoratrici, i lavoratori dell’Istituzione Zerbi di Saronno e l’Amministrazione comunale. Al centro della durissima nota diffusa dalla FP CGIL Varese, che fa seguito all’assemblea sindacale tenutasi ieri, martedì 9 giugno 2026, c’è la denuncia di una gravissima mancanza di dialogo e l’assenza totale di risposte sul futuro organizzativo e didattico dei servizi educativi.

I lavoratori manifestano una profonda esasperazione di fronte a quello che definiscono un atteggiamento sordo e accentratore da parte del Comune. Secondo quanto emerge dal comunicato ufficiale, Palazzo Estense avrebbe progressivamente assunto in prima persona la gestione diretta delle relazioni sindacali dell’Istituzione Zerbi, di fatto esautorando l’Ente strumentale da ogni tipo di confronto con le rappresentanze dei lavoratori.

La critica mossa dalla FP CGIL non è solo procedurale, ma tocca l’essenza stessa della gestione scolastica. Il sindacato accusa l’Amministrazione di voler «gestire le scuole come degli uffici amministrativi invece che, come dovrebbe essere, di un sistema scolastico con le proprie specificità». Una deriva burocratica che, a detta dei rappresentanti sindacali, rischia di soffocare e snaturare la qualità dell’offerta educativa e l’organizzazione stessa delle scuole infantili e primarie.

A far traboccare il vaso è una scelta organizzativa fortemente contestata: la volontà del Comune di ricondurre la pianificazione delle attività e la gestione all’anno solare anziché al naturale ciclo dell’anno scolastico. Una decisione che la sigla sindacale definisce un’anomalia totale, priva di riscontri strutturali coerenti nel resto del territorio, parlando apertamente di una preoccupante «unicità di comportamento in regione Lombardia».

Ciò che allarma maggiormente il personale è il fattore tempo. Giunti ormai a ridosso della metà di giugno, le maestre, le educatrici e gli operatori scolastici si trovano in un limbo assoluto, senza alcuna informazione circa l’avvio, le modalità e la strutturazione del prossimo anno scolastico 2026/2027. Le richieste volte a conoscere per tempo l’organizzazione del lavoro sono rimaste sistematicamente inascoltate, lasciando decine di professionisti nell’incertezza più totale sul proprio destino professionale e organizzativo a partire dal mese di settembre.

Dalle parole si passa ora ai fatti. Di fronte al muro di gomma istituzionale, l’assemblea ha deliberato l’immediata apertura dello stato di agitazione del personale e ha fissato una prima importante data di mobilitazione pubblica.

Per martedì 23 giugno 2026, dalle ore 14:00 alle ore 16:00, è stata infatti convocata un’assemblea generale che assumerà la forma di un vero e proprio presidio di protesta proprio sotto le finestre della sede comunale in Piazza Repubblica.

I sindacati hanno rivolto un accorato appello pubblico alle famiglie del territorio: «Invitiamo i genitori e la popolazione a intervenire al presidio per sostenere le rivendicazioni delle insegnanti, educatrici e operatori scolastici per avere certezza quanto prima del loro destino dal mese di settembre». Un chiaro tentativo di fare fronte comune con i fruitori del servizio per difendere il valore della scuola pubblica locale e la serenità dei bambini.

Il messaggio recapitato al Comune è un vero e proprio ultimatum. La FP CGIL Varese chiarisce che il presidio di giugno sarà solo il primo passo se l’Amministrazione non dovesse fare marcia indietro. In mancanza di risposte certe, chiare e formali, le lavoratrici e i lavoratori si dicono pronti a incrociare le braccia bloccando la ripartenza stessa delle lezioni dopo la pausa estiva.

redazione@varese7press.it