MILANO, 10 giugno 2026- di GIANNI BERALDO
Un percorso partecipativo imponente, capace di raggruppare 13 associazioni nel Comitato Promotore, articolarsi in 40 assemblee tematiche e raccogliere decine di contributi scritti sul portale heymilano.it. È questo il biglietto da visita di “Hey Milano”, la rete civica e politica che ha presentato all’Ambrosianeum il proprio manifesto programmatico e di metodo in vista delle sfide cruciali che attendono la città.
Non si tratta di un semplice elenco di opere pubbliche o di promesse elettorali a breve termine, bensì di un vero e proprio patto politico basato sul riformismo ambrosiano. L’obiettivo dichiarato dai promotori è chiaro: costringere chiunque si candiderà a guidare la città, a partire dalle primarie fino al voto per Palazzo Marino, a sottoscrivere prima di tutto una visione strategica e un metodo di governo condiviso. “Prima la visione, poi il programma”, avvertono.
Il documento scuote le fondamenta dell’attuale assetto gestionale, introducendo 7 capisaldi metodologici. Al centro spicca la richiesta di una leadership collettiva: il Sindaco non deve più essere inteso come un “dominus” assoluto, ma come un corretto gestore di una fase politica di servizio al cittadino.
I promotori rivendicano un approccio prettamente territoriale, che esige totale autonomia nelle scelte locali senza subire le subordinazioni o i calcoli dei quadri politici nazionali. Viene invocata una forte regia pubblica comunale nelle partnership con i privati e con il terzo settore, definendola la base imprescindibile di una politica di centrosinistra, non un semplice corollario di facciata.
La partecipazione deve evolvere da mera consultazione episodica a una costante e strutturata collaborazione attiva con la cittadinanza. Un richiamo forte viene rivolto anche all’organizzazione interna della macchina comunale: un esecutivo di giunta responsabile, un Consiglio Comunale che torni a essere il vero luogo del confronto politico e una decisa valorizzazione di tutta la struttura, comprese le società partecipate.
I tre obiettivi di lungo periodo
Il manifesto si muove attorno a tre macro-obiettivi per disegnare la Milano del futuro:
Mano Visibile: L’intervento diretto del Comune per correggere le storture del mercato e imbrigliare le dinamiche economiche in quelle
sociali, garantendo un equilibrio sostenibile contro la frammentazione.
Città Indivisibile: Un’azione urbanistica e politica volta a combattere la segregazione sociale ed economica, ricucendo i quartieri e i Comuni dell’hinterland in un unico ecosistema integrato e accessibile.
Prosperità Condivisa: Uno sviluppo economico che non si traduca in profitto per pochi, ma che valorizzi le eccellenze cittadine generando giustizia sociale, ascolto e cura reciproca tra istituzioni e territorio.
Il movimento si proietta sul prossimo decennio, rifiutando le logiche elettorali di corto respiro. Pur difendendo i traguardi storici di una Milano aperta, innovativa e accogliente, i promotori chiedono un netto cambio di rotta per frenare la deriva della «città-rendita», una dinamica speculativa che sta progressivamente espellendo i ceti medi e i residenti storici.
Tra i punti focali vi è la transizione obbligata dalla dimensione prettamente comunale a quella metropolitana, senza la quale risulta impossibile pianificare politiche di trasporto o di welfare integrate ed efficaci. Di pari passo si colloca la riforma dei Municipi, oggi giudicati come la “cinghia debole” del sistema, da dotare di reali risorse economiche, personale e autonomia per gestire la prossimità.
Una visione che attraversa in modo trasversale la dimensione dell’ambiente: non un capitolo isolato o una delega da confinare a un singolo assessorato, ma un asse metodologico che deve penetrare in ogni scelta di urbanistica, casa, mobilità, servizi e salute.
Le dieci sfide per il futuro dell’area metropolitana
Il banco di prova della nuova proposta politica si articola in dieci sfide tematiche stringenti che ridisegnano le priorità dell’agenda milanese:
-
La città metropolitana: Riprogettare l’intero assetto amministrativo nei prossimi cinque anni. La città reale è ormai molto più grande dei confini geopolitici del singolo Comune.
-
L’emergenza abitativa: I dati sono impietosi. Dal 2016 i valori immobiliari sono cresciuti del 50% a fronte di salari aumentati di meno del 10%. La casa deve tornare a essere un’infrastruttura sociale abilitante, fermando le logiche cieche del mercato tramite una presenza pubblica determinata e favorendo il mix sociale nei quartieri.
-
Risorse finanziarie: Milano e la sua area metropolitana generano il 10% del PIL nazionale. Il rapporto istituzionale con lo Stato e la Regione Lombardia va ridiscusso per garantire un assetto più coerente e funzionale al peso della città.
-
Valorizzazione del sociale: Con oltre 180mila volontari, Milano vanta il terzo settore più sviluppato d’Europa. Questa immensa energia sociale non può essere dispersa, ma va integrata stabilmente nei servizi urbani.
-
Fuga dei cervelli e autonomia tecnologica: La città soffre di una doppia asimmetria: perde talenti altamente qualificati a causa di salari bassi e carenza di welfare, e al contempo consuma innovazione tecnologica prodotta altrove, subendo la dipendenza strategica dalle Big Tech globali. Serve ricostruire un’autonomia produttiva digitale.
-
Sanità pubblica di territorio: Contrastare con fermezza la deriva del «si curi chi può». È prioritario potenziare la medicina territoriale e il personale sanitario per arginare l’inaccessibilità alle cure pubbliche e la discriminazione sociale.
-
Infrastruttura della cura: Creare un nuovo patto sociale in grado di coniugare la tradizionale competitività economica milanese con un solido sistema di tutele per le fasce più vulnerabili.
-
Una città “Zero-Cento Anni”: Garantire la vivibilità in ogni stagione della vita. Asili nido, scuole e appartamenti assistiti per anziani non devono essere servizi individuali a domanda, ma infrastrutture civili della collettività.
-
Sport popolare e cultura democratica: Invertire la tendenza che ha visto la politica concentrarsi unicamente sui grandi eventi commerciali. Lo sport di base, le biblioteche e i piccoli spazi culturali sono presidi di coesione e diritti non subordinabili al reddito.
-
Decentramento e partecipazione reale: Snellire la catena di comando centrale — oggi congestionata in un labirinto di 16 assessorati e oltre 30 direzioni centrali — e conferire reali poteri decisionali e di bilancio ai Municipi, oggi sottodimensionati e privi di autonomia reale.
Verso il voto
Il sasso nello stagno è lanciato. “Hey Milano” (vedi sito) non propone una lista civica tradizionale ma un perimetro ideale, una chiamata a raccogliersi attorno al metodo della condivisione e della coesione sociale. Resta da vedere come le forze politiche tradizionali del centrosinistra e i futuri candidati sindaci sapranno accogliere questa spinta al rinnovamento che rivendica, con orgoglio, le radici del riformismo ambrosiano più autentico.
Chissà che Hey Milano potrebbe essere un esempio per attivare un sistema di condivisione simile intitolandola Hey Varese?




