SAMARATE, 14 giugno 2026-Sono finiti in manette, colti in flagranza di reato: arrestati mentre stavano cercando di prelevare i contanti con il bancomat della vittima dallo sportello automatico a pochi passi dal municipio di Broni, in provincia di Pavia.
Un blitz fulmineo, avvenuto davanti agli occhi della cittadinanza che, rompendo il silenzio della piazza, ha fatto partire un caloroso applauso all’indirizzo dei carabinieri.
Il fermo è scattato venerdì, a coronamento di un’attenta e prolungata attività di pedinamento. I militari dell’Arma della Stazione di Samarate stavano seguendo da tempo le tracce del terzetto nell’ambito di una complessa indagine legata alla “banda delle monetine”, nata a causa dei numerosi episodi denunciati sul territorio negli ultimi mesi. Un’area d’azione vasta, che comprendeva tutta la zona di Busto Arsizio, della Valle Olona e del Gallaratese. Proprio monitorando i sospettati, i militari li hanno seguiti fino a Broni, in provincia di Pavia, dove i tre avevano deciso di colpire nuovamente.
I carabinieri hanno assistito in diretta alla spietata e collaudata scena. I malviventi hanno individuato la vittima designata: una donna di settant’anni con ridotta mobilità, che aveva regolarmente parcheggiato la propria auto nello stallo riservato ai disabili dell’Esselunga.
Il trio è entrato in azione dividendosi i compiti con precisione chirurgica: uno dei tre ha finto la caduta accidentale di alcune monete sull’asfalto, attirando l’attenzione della donna. La vittima si è chinata con molta fatica per raccogliere il denaro, mossa da spirito di cortesia. In quel preciso istante di distrazione, il secondo complice ha aperto la portiera dell’auto arraffando la borsetta lasciata sul sedile, mentre il terzo attendeva a bordo di una vettura per garantire una fuga rapidissima.
Una volta dileguatisi, i tre hanno immediatamente cercato la carta bancaria all’interno del portafoglio (da cui avevano già prelevato 200 euro in contanti) e si sono diretti allo sportello automatico più vicino per prosciugare il conto corrente. Non sapevano, però, di avere i militari alle calcagna: proprio mentre digitavano il codice, i carabinieri li hanno bloccati e trasferiti in carcere.
Ieri si è tenuto il processo per direttissima. Il giudice ha disposto la scarcerazione dei tre peruviani — residenti rispettivamente a Samarate, Sesto San Giovanni e nel quartiere milanese di Quarto Oggiaro — applicando nei loro confronti la misura cautelare del divieto di soggiorno nell’intera provincia di Pavia.
Le indagini sul territorio provinciale e nell’Alto Milanese restano tuttavia aperte. La banda è nota e gli investigatori non escludono che si tratti di un gruppo molto più ampio e strutturato, inserito nel contesto della microcriminalità organizzata sudamericana.
La ricostruzione investigativa evidenzia come la banda agisca senza alcuno scrupolo morale, puntando deliberatamente alle persone più deboli, anziane o con ridotta mobilità, sfruttando persino il senso di solidarietà e la naturale fiducia dei cittadini.
I trucchi utilizzati sono storici ma purtroppo ancora efficaci: le monetine lasciate cadere sull’asfalto, un finto portafoglio smarrito o la classica richiesta di indicazioni stradali per far voltare la vittima mentre il complice ripulisce l’abitacolo dell’auto. Un’altra variante della stessa tecnica che sta mietendo molte vittime in questo periodo è il furto con destrezza della borsetta riposta nel cestino della bicicletta, come registrato di recente anche a Fagnano Olona.
Le forze dell’ordine rinnovano l’appello alla massima prudenza, evidenziando un errore molto comune e pericoloso commesso spesso dagli anziani: scrivere il codice PIN delle carte di credito o del bancomat su un foglietto lasciato all’interno del portafoglio o tra i documenti. Un’abitudine che trasforma un furto d’auto in un immediato e pesante danno economico prima ancora che la vittima riesca a sporgere denuncia o a bloccare i canali bancari.




