VARESE, 15 giugno 2026- di GIANNI BERALDO
Le recenti polemiche politiche sull’immigrazione e i crescenti episodi di intolleranza stanno alimentando un clima di forte contrapposizione nel dibattito pubblico, allontanando l’attenzione dai dati reali.
In un contesto nazionale segnato da un profondo inverno demografico e da una carenza cronica di personale in settori nevralgici, il ruolo dei lavoratori di origine straniera si dimostra strutturale per la tenuta del sistema economico e sociale italiano.
Secondo un’indagine aggiornata al 30 aprile 2026 condotta dalle reti associative AMSI, CO-MAI e Uniti per Unire, il valore aggiunto generato dai lavoratori immigrati supera i 177 miliardi di euro, incidendo per oltre il 9% sul Prodotto Interno Lordo della nazione. Questa realtà economica si scontra quotidianamente con le retoriche della destra radicale, in particolare con le posizioni espresse da Roberto Vannacci, europarlamentare e figura di riferimento del movimento politico “Futuro Nazionale”.
L’ex generale e attuale parlamentare europeo, ha più volte fondato la propria comunicazione su dichiarazioni dal forte taglio discriminatorio, sostenendo la necessità di preservare l’identità culturale e biologica del Paese, arrivando a definire i tratti somatici italiani come storicamente omogenei e non assimilabili a quelli delle popolazioni migranti, ed evocando concetti di incompatibilità culturale che sfociano apertamente nel pregiudizio razziale.
A queste posizioni identitarie risponde con fermezza il professor Foad Aodi, esperto in salute globale e fondatore del Movimento Internazionale Uniti per Unire, il quale invita a superare lo slogan “l’Italia agli italiani” per sostituirlo con la formula “l’Italia a chi ama l’Italia, la rispetta, lavora e paga le tasse”.
Le associazioni che coordinano il mondo dei professionisti stranieri in Italia, tra cui l’Unione Medica Euromediterranea e l’Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, sottolineano come la sanità pubblica, l’assistenza domiciliare, l’edilizia, l’agricoltura e la logistica subirebbero un tracollo immediato senza l’apporto quotidiano di milioni di cittadini regolari.
Il dibattito recente sul concetto di “re-immigrazione”, brandito da alcune fazioni politiche come una novità programmatica, viene liquidato dai rappresentanti delle comunità come pura propaganda elettorale, ricordando che il rispetto della legalità e l’espulsione di chi non ha i requisiti sono già previsti dalle normative vigenti, e che la vera urgenza consiste nella programmazione di flussi migratori qualificati in grado di contrastare l’invecchiamento demografico.
La rete associativa promuove da ventisette anni il Manifesto per una Buona Immigrazione, ribadendo un netto rifiuto sia verso l’illegalità e l’irregolarità, sia verso ogni forma di islamofobia, antisemitismo e razzismo, auspicando una visione strategica basata su accordi bilaterali e sulla valorizzazione delle seconde generazioni.




