BOLOGNA, 17 giugno 2026-Si tiene oggi a Bologna il Manufacturing Renaissance, il congresso internazionale interamente dedicato alle profonde trasformazioni in atto nell’industria manifatturiera e alle cruciali opportunità che ne derivano. L’evento, promosso dalla rivista Magma e organizzato dal Gruppo Tecniche Nuove, si propone come un momento d’incontro strategico per analizzare la direzione di un settore che si conferma il vero motore economico del Paese. Al centro del dibattito ci sono le sfide tecnologiche e di mercato che le imprese si trovano ad affrontare in uno scenario globale in continua evoluzione.
I dati divulgati in occasione dell’apertura dei lavori tracciano il ritratto di un comparto solido e reattivo. Nel 2026, il fatturato

dell’industria manifatturiera italiana è proiettato a raggiungere i 1.168 miliardi di euro. Questo traguardo mostra una sostanziale stabilità a prezzi costanti, con una micro-crescita dello 0,2%, che diventa un incremento più marcato del 3,8% se si considerano i prezzi correnti. Le prospettive a medio termine rimangono incoraggianti, delineando per il periodo tra il 2027 e il 2030 una potenziale crescita media annua dell’1% a prezzi costanti.
A dare sostanza e stabilità a queste previsioni economiche è un tessuto produttivo italiano caratterizzato da una straordinaria densità e capillarità. Nel primo trimestre del 2026 si contano infatti ben 423.588 imprese manifatturiere attive sul territorio nazionale, capaci di garantire l’occupazione a quasi 4 milioni di addetti. All’interno di questo panorama, la Lombardia si conferma la locomotiva trainante del settore con 79.620 aziende attive e un bacino di 1.013.816 lavoratori impiegati.
La fotografia territoriale della regione mostra una concentrazione industriale notevole, guidata dalla provincia di Milano che vanta 23.527 imprese. Seguono a ruota Brescia con 12.465 realtà produttive e Bergamo con 9.454. Il dinamismo lombardo prosegue poi con Monza-Brianza, che conta 7.309 imprese, Varese con 6.808, e Como con 5.104. Più distanziate, ma ugualmente fondamentali per le filiere locali, si posizionano Pavia con 3.727 aziende, Mantova con 3.276, Lecco con 3.029 e Crema con 2.654. Chiudono la panoramica regionale i territori di Lodi e Sondrio, che registrano rispettivamente 1.184 e 1.083 attività manifatturiere.
Il prestigio del congresso è confermato dall’alto profilo dei relatori e degli esperti chiamati a confrontarsi sulle dinamiche geopolitiche, tecnologiche e di politica industriale. Tra gli interventi di spicco figurano Vincenzo Colla, Vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, e Nathalie Tocci, docente alla John Hopkins SAIS e senior fellow presso l’Institute for European policymaking della Bocconi. Il focus sull’innovazione e i processi di digitalizzazione è arricchito dai contributi di Stefano Cattorini, CEO del Competence Center BI-REX, e di Raffaele Spallone, dirigente della divisione digitalizzazione delle imprese presso il MIMIT. La visione tecnica e gli scenari macroeconomici sono affidati a Marco Belardi, direttore tecnico della rivista Magma e consulente MIMIT, e a Lucio Poma, capo economista di Nomisma, affiancati dall’analisi sulle dinamiche delle PMI di Stefania Gamberini, responsabile per l’internazionalizzazione, produzione e fashion di CNA Emilia-Romagna.




