PORTO VALTRAVAGLIA, 17 giugno 2026-Il fenomeno dei ragazzi che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in percorsi di formazione – i cosiddetti Neet – rappresenta una delle sfide sociali più complesse e urgenti del nostro tempo. In Lombardia questa realtà tocca da vicino circa 157.000 giovani. Sebbene i dati complessivi sull’abbandono scolastico nella regione si mantengano al di sotto del 9%, tra i livelli più bassi a livello nazionale, la fragilità colpisce in modo asimmetrico le fasce più vulnerabili della popolazione, con un impatto particolarmente severo sugli studenti con background migratorio. In un territorio che accoglie oltre 220.000 alunni di origine straniera, i tassi di dispersione scolastica tra questi ultimi risultano sensibilmente più elevati rispetto a quelli dei coetanei italiani.
Per rispondere a questo profondo bisogno di aggancio e reinserimento, la Fondazione Asilo Mariuccia ha promosso un’iniziativa concreta denominata “Coltivare inclusione”, i cui risultati e bilanci sono stati presentati ufficialmente presso il polo educativo di Porto Valtravaglia. Il progetto, avviato a novembre 2024 grazie al sostegno del bando Emblematico Provinciale di Fondazione Cariplo e della Fondazione Comunitaria del Varesotto, si è posto l’obiettivo di offrire un’alternativa tangibile a 55 adolescenti italiani e stranieri, tra cui diversi minori stranieri non accompagnati e seconde generazioni segnalati dalle cooperative locali. Si tratta di ragazzi spesso scivolati fuori dai circuiti educativi tradizionali o segnati da situazioni di isolamento sociale e forti difficoltà di inserimento nel mercato del lavoro.
Il cuore dell’intervento si è sviluppato nell’Alto Varesotto, un’area geografica in cui la vocazione naturalistica, l’agricoltura e la tradizione
florovivaistica si prestano a diventare formidabili strumenti pedagogici e professionali. Attraverso tre corsi specialistici per un totale di 500 ore di formazione erogate, e grazie alla stretta collaborazione con il Consorzio Castanicoltori di Brinzio – che ha curato workshop permanenti incentrati sulla castanicoltura –, i partecipanti si sono misurati con laboratori pratici sul campo. Dei 55 minori inizialmente coinvolti, 30 hanno formalizzato l’iscrizione al percorso; tra questi, ben 21 hanno portato a termine con successo la formazione, 3 hanno già avviato un tirocinio e uno ha ottenuto un regolare contratto di assunzione.
L’efficacia del modello risiede proprio nella capacità di ribaltare l’approccio didattico tradizionale, sostituendo le lezioni teoriche con l’apprendimento basato sul fare. All’interno dei vivai e dei laboratori, concetti fondamentali come la puntualità, l’osservanza delle norme di sicurezza, la cooperazione e l’assunzione di responsabilità individuale cessano di essere imposizioni astratte e si trasformano in tappe quotidiane per ricostruire la fiducia in sé stessi e la percezione del proprio valore. I vertici della Fondazione hanno sottolineato come questi traguardi confermino l’importanza di agire laddove il disagio è più sommerso e difficile da intercettare, operando non in isolamento, ma stimolando una mobilitazione collective che veda alleati istituzioni, educatori, famiglie e tessuto produttivo locale.
L’esperienza di Porto Valtravaglia non nasce dal nulla: da oltre vent’anni la Fondazione Asilo Mariuccia – storica istituzione nata a Milano nel 1902 per sostenere donne vittime di violenza e minori in condizioni di marginalità – promuove nell’Alto Varesotto percorsi di educazione al lavoro, avendo accompagnato nel tempo oltre 500 ragazzi verso l’autonomia. Il successo di “Coltivare inclusione” dimostra che l’alleanza tra cura delle persone e cura della terra può aprire canali di riscatto inaspettati, offrendo risposte concrete a mutamenti sociali rapidi che impongono di progettare partendo dai bisogni reali delle comunità




