VARESE, 30 giugno 2026-La gestione dei ristorni dei frontalieri segna un nuovo momento di forte tensione diplomatica ed economica sull’asse tra Bellinzona, Berna e Roma, come riportato oggi dal sito svizzero rsi.ch.
Con una conferenza stampa convocata questa mattina,30 giugno, il Consiglio di Stato del Canton Ticino ha sciolto le riserve annunciando la decisione unanime di congelare parzialmente i trasferimenti finanziari spettanti all’Italia. All’incontro con i media hanno preso parte il presidente del Governo ticinese Claudio Zali, il direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia Christian Vitta e il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità Raffaele De Rosa.
Il fulcro del provvedimento risiede nella reazione ticinese alla controversa “tassa sulla salute” introdotta dall’Italia a carico dei cosiddetti “vecchi frontalieri”, ovvero i lavoratori assunti prima del 17 luglio 2023 che, in base agli accordi in vigore, dovrebbero essere tassati esclusivamente in Svizzera.
La misura italiana, nello specifico quella pianificata dalla Regione Lombardia, prevede un prelievo mensile compreso tra il 3% e il 6% dello stipendio netto dei lavoratori. Secondo l’esecutivo cantonale, tale tassazione si configura come una palese violazione dell’accordo fiscale internazionale sottoscritto tra la Svizzera e l’Italia.
Sul piano numerico, la trattenuta cautelativa corrisponde al 46% dell’ammontare complessivo dei trasferimenti annuali, che normalmente superano i 109 milioni di franchi globali destinati ai comuni italiani di confine. Nei fatti, l’esecutivo ticinese ha autorizzato il versamento parziale di poco più di 58,8 milioni di franchi a favore dell’Italia, decretando contestualmente la sospensione di oltre 50,2 milioni di franchi originariamente diretti alle casse lombarde.
Il direttore delle finanze Christian Vitta ha chiarito la logica geografica della misura, specificando che il congelamento colpisce solo la quota parte della Lombardia per i sei mesi che separano dalla fine dell’anno, mentre per il Piemonte non è stata applicata alcuna trattenuta, dal momento che la regione piemontese ha scelto di non dare seguito all’introduzione del prelievo sanitario.
La decisione del Ticino giunge in un giorno cruciale, in coincidenza sia con la scadenza ufficiale del pagamento dei ristorni, sia con un vertice politico bilaterale in corso a Roma tra la consigliera federale Karin Keller-Sutter e il ministro dell’economia italiano Giancarlo Giorgetti. L’iniziativa di Bellinzona evidenzia inoltre una profonda divergenza di vedute con la stessa Berna.
Se per il Consiglio di Stato la condotta italiana lede i patti internazionali, l’autorità federale ha invece espresso un parere differente, derubricando la misura italiana a semplice “tassa” e non a “imposta”, una distinzione formale che la renderebbe compatibile con i trattati vigenti.
Nonostante la fermezza del blocco, il Canton Ticino ha lasciato aperta una via d’uscita condizionata. Poiché la legge d’attuazione in Lombardia non è ancora ufficialmente entrata in vigore, il presidente Zali ha spiegato che il Governo cantonale si riserva la possibilità di sbloccare gradualmente le cifre trattenute qualora l’applicazione del prelievo dovesse essere congelata o ritirata.
Nel frattempo, l’esecutivo ticinese, per voce anche del ministro della sanità Raffaele De Rosa, ha rivolto un appello pressante alla Confederazione affinché metta in campo rinnovati sforzi diplomatici per trovare una soluzione politica o intervenga direttamente nei confronti di Roma per denunciare l’infrazione dell’accordo.




