VARESE, 2 luglio 2026- di GIANNI BERALDO
Un lungo viaggio evocativo e interiore che ci riporta in un’altra dimensione: quella sicuramente musicale, ma pure spirituale con un pizzico di sana ironia. Questo il bellissimo film ‘Franco Battiato-Il lungo viaggio’, del regista varesino (ma bolognese d’adozione) Renato De Maria presente ieri sera alla proiezione del film-racconto inserito nella programmazione di Esterno Notte ai Giardini Estensi.
Un po’ di Varese che compare pure nel film con una lunga scena (anch’essa con una profonda aurea spirituale) girata alla prima Cappella del Sacro Monte che immortala Battiato- interpretato da uno straordinario Dario Aita-che dialoga in modo quasi filosofico, mentre incamminandosi sulla via Sacra con la sua amica più cara (un amore intimo rimasto platonico per non perdere il senso della vera amicizia, come si evince appunto dal dialogo), interpretata magistralmente da Elena Radonicich.
“Ho dei ricordi fortissimi di Varese, la città dove sono nato. Soprattutto qui ai Giardini dove i miei genitori mi portavano a giocare alla
domenica. E’ un’emozione molto forte essere qui stasera con un mio lavoro. Per me con questa proiezione si chiude come un ciclo: sono partito da qui decenni fa e questa sera ritorno con quello che so fare, ossia raccontare delle storie”, dice il regista sul palco prima della proiezione; con lui anche il giornalista e critico cinematografico Diego Pisati e il presidente dei Film Studio90, Gabriele Ciglia.
“Dovendo scegiere un luogo sacro e quasi mistico, non ho avuto dubbi nel girare delle scene al Sacro Monte”, ci confessa ancora De Maria
E le storie le racconta benissimo De Maria, considerato il risultato ottenuto con questo film uscito lo scorso mese di marzo (andato in onda anche sulla Rai) ottenendo consensi unanime da critica e pubblico, testimoniato anche dalla folta presenza iera sera ai Giardini con quasi tutti i posti occupati. Oltre alle richieste pervenute da molti Paesi per proiettare il film.
“Amo definirlo un racconto, una storia che narra le vicende di questo grande artista parte dalla sua adolescenza, per poi attraversare gli anni

Settanta, arrivando a livello temporale fino agli anni Novanta con la fama e i grandi successi ottenuti. La cosa bella è che nel film vi sono molti attori siciliani e questo è risultato importante”, ci dice il regista varesino che abbiamo incontrato prima di salire sul palco (grazie a Pisati).
Il film riesce a tessere con straordinaria delicatezza, il legame tra la sperimentazione musicale e la dimensione umana più profonda dell’artista siciliano. In questo viaggio a ritroso, emerge con prepotenza la centralità della sfera familiare, a partire dal bellissimo e simbiotico rapporto con la madre Grazia Patti (anche in questo caso doveroso menzionare la bravissima Simona Malato che la interpreta).
Lei è stata il vero baricentro emotivo della sua vita, una presenza costante, protettiva e silenziosa, capace di assecondare e comprendere la sensibilità fuori dal comune di quel figlio così speciale, fino a diventarne musa ispiratrice e custode dell’anima.
Rapporto decisamente più complesso e a tratti conflittuale per Battiato invece quello con il padre, commerciante spesso lontano a causa del lavoro, è stato un legame segnato da incomprensioni generazionali e da una radicale distanza emotiva che ha lasciato il segno per tutta la vita del cantautore catanese.
Battiato ha così cercato altrove quello che mancava affettivamente. Lo ha fatto esplorando mondi complessi ma utili all’arricchimento personale (ma pure artistico) come immergersi nella filosofia e nell’ascetismo, utili a dare delle possibili risposte esistenziali. Molto Bella anche colonna sonora che tocca le corde dell’anima, con incredibili versioni di molti brani iconici della sua lunga carriera, iniziata con la fase prog -sperimentale anche grazie all’intuito e genialità di Gianni Sassi, della mitica etichetta discografica milanese Cramps Record.
Insomma un film, un racconto che al termine lascia tutti basiti per le risposte etiche e filosofiche che lascia in sospeso. Ma soprattutto regala emozioni.
Forti emozioni come testimoniato dal lungo applauso da parte del pubblico riservato al regista al termine della proiezione.




