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Diocesi di Como, l’allarme della Caritas: «Anche avere un lavoro non basta più contro la povertà»

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Volontari Caritas fondamentali nell'aiutare gli altri

COMO, 7 luglio 2026-La Diocesi di Como ha diffuso i dati del primo report organico sulle povertà curato dall’Osservatorio della Caritas diocesana, che fotografa la situazione del disagio sociale ed economico riscontrata nel corso del 2025.

Il documento analizza da vicino la realtà vissuta attraverso i quattordici Centri di Ascolto della Fondazione Caritas Solidarietà e Servizio Ets, sparsi in un vasto territorio che comprende ben 175 Comuni situati tra le province di Como, Lecco, Varese e Sondrio. Curato da Ivana Fazzi, il report nasce dall’urgenza di restituire alla comunità la mappa dei bisogni locali, così da valorizzare l’opera dei volontari e programmare in modo più efficace gli interventi futuri.

I dati emersi delineano un quadro complesso e radicato. Nel corso del 2025 i centri hanno effettuato 2070 colloqui incontrando 970 persone, un numero in lieve calo rispetto alle 1084 dell’anno precedente.

Tuttavia, il 62% degli utenti era già conosciuto dalle strutture, a testimonianza di una vulnerabilità cronica che segna le storie familiari, mentre il restante 38% ha riguardato nuovi accessi. Per quanto riguarda la provenienza di chi chiede aiuto, il 43% è composto da cittadini italiani e il 57% da cittadini stranieri.

Questa imponente rete di assistenza si regge sullo sforzo di 215 volontari complessivi, distribuiti in modo disomogeneo sul territorio: la presenza più massiccia si registra a Cuveglio con 33 operatori, seguita da Morbegno con 25 e Tirano con 20, mentre realtà più piccole come Bormio e Mandello contano rispettivamente 7 e 6 volontari.

Il direttore della Fondazione Caritas, Simone Digregorio, ha sottolineato che l’obiettivo dello studio non è semplicemente dare i numeri, ma raccontare i volti e le storie dietro alle fragilità, strettamente interconnesse con il contesto economico e sociale attuale. Tra i fenomeni più preoccupanti spicca il cosiddetto “lavoro povero”. Avere un impiego, infatti, non è più una garanzia sufficiente contro l’indigenza: quasi un assistito su quattro tra chi si rivolge alla Caritas possiede un lavoro ma non riesce a mantenere la famiglia. Sul territorio diocesano questa dinamica si traduce in contratti precari, part-time, stagionali o a chiamata, a cui si aggiungono stipendi inadeguati e criticità logistiche come la mancanza di trasporti. L’area occupazionale è stata esplicitamente segnalata come problematica da ben 9 centri su 14.

Accanto alla crisi del lavoro si colloca una profonda e diffusa emergenza abitativa, indicata da 12 centri su 14 e capace di colpire trasversalmente ogni fascia sociale ed anagrafica. L’espansione del mercato degli affitti brevi turistici ha progressivamente sottratto alloggi alle locazioni ordinarie nelle zone a forte attrattività, provocando un’impennata dei canoni che risultano ormai insostenibili rispetto ai redditi.

Non è insolito che le famiglie debbano destinare oltre il 40% dello stipendio all’affitto. La situazione è ulteriormente esasperata dai pregiudizi che spesso escludono la popolazione straniera dal mercato immobiliare privato e dal rincaro dei prezzi nelle aree turistiche, che finisce per allontanare le giovani generazioni impoverendo il tessuto sociale locale.

Rossano Breda, direttore della Caritas diocesana, ha commentato con forte preoccupazione la cronicizzazione della povertà in un contesto che il report nazionale definisce di “permacrisi”, ovvero un’incertezza permanente determinata dal susseguirsi di tensioni geopolitiche, inflazione e trasformazioni tecnologiche.

Uscire dallo stato di indigenza è sempre più difficile anche nel nord Italia, complici l’isolamento relazionale, le dipendenze e la solitudine. Per arginare questa deriva resta fondamentale l’azione di contrasto e supporto offerta dal Fondo di Solidarietà Famiglia Lavoro, nato nel 2020 in memoria di don Renato Lanzetti e delle vittime della pandemia. Gestito da un comitato che unisce Caritas, ACLI, Pastorale del Lavoro, Consulta delle Aggregazioni Laicali e Compagnia delle Opere, il fondo ha finora aiutato ben 2.600 persone e distribuito 880.000 euro sui 950.000 raccolti, fornendo aiuti concreti e percorsi di formazione professionale a chi ha perso l’occupazione.

redazione@varese7press.it