VARESE, 9 luglio 2026 – di GIANNI BERALDO
Una serata speciale, quella di stasera, che ha visto Omar Pedrini calcare il palco dell’Arena Giardini Estensi in una versione acustica ed estremamente intima. Al suo fianco il bravissimo cantante Davide Apollo, in tour da ormai otto anni con l’ex frontman dei Timoria, e un giovane artista che ha tradotto in tempo reale le emozioni emanate dai pezzi, disegnando in diretta sul palco.
Una data decisamente particolare: questo appuntamento rientra infatti tra gli eventi “speciali” di Pedrini, proposti in solitaria e non con il resto della band in elettrico o con il classico trio elettroacustico, formazioni che lo vedranno comunque protagonista in tutta Italia con decine di date fino al mese di ottobre.
L’evento di Varese è stato organizzato da Raffaele Buscella, meglio conosciuto come “Skizzo” (titolare del bar dei Giardini e non solo), che ha pensato bene di dare vita per questa estate varesina a Varesanza. Si tratta di un festival in programma proprio ai Giardini Estensi che chiama a raccolta musicisti e cabarettisti, il tutto miscelato a dovere con una buona dose di libri.
Proprio come in questa serata, dove i libri di Omar (tra i quali Angelo Ribelle e Dentro un viaggio senza tempo) erano in bella
mostra, pronti a essere acquistati al termine del mini concerto.
D’altronde Pedrini è un artista poliedrico, dotato di una naturale verve anche per la scrittura e di un senso narrativo fuori dal comune con cui racconta storie autobiografiche, molte delle quali rivelatesi vincenti anche in ambito musicale. Per lui parlano i grandi successi ottenuti soprattutto con le canzoni scritte ai tempi dei Timoria, che la voce di Francesco Renga ha saputo rendere vive più che mai: brani memorabili che hanno portato la band bresciana a vincere un paio di dischi d’oro negli anni Novanta.
Una vita vissuta nel vero senso della parola, quella di Omar, che da qualche anno ha dovuto cambiare registro a causa di seri problemi cardiologici. Una vita divenuta pure un fumetto intitolato Viaggio senza Tempo: La storia di Joe che cerca se stesso in un viaggio senza destinazione. Dal leggendario concept album dei Timoria del 1993 nasce infatti una graphic novel di 92 pagine che unisce il rock italiano all’arte del fumetto. La voce di una generazione ora ha anche un volto.
E il viaggio di Joe/Omar è stato raccontato magnificamente anche questa sera a Varese dal protagonista (vero) della storia il quale, tra un brano e l’altro suonato in acustico e supportato da Davide Apollo, ha ricordato pagine del suo vissuto come artista, ma anche i ricordi legati ai genitori e alla nonna, figure per lui importantissime.
Un mini set di circa un’ora, denso di emozioni, a volte sfiorato da un velo di malinconia, ma sempre accompagnato dalla giusta ironia nel raccontare gli aneddoti.
Così, dopo una breve prefazione per ricordare il valore artistico dei Timoria e quanto abbiano contribuito a rendere importante il rock italiano, si parte subito con Sangue impazzito, successo tratto dal capolavoro del 1993. Molto intensa anche Via Padana superiore (da Speed Ball del 1994), eseguita solo dopo aver svelato al pubblico l’esegesi del brano: i sogni americani nati dai miti letterari come Jack Kerouac, Allen Ginsberg o Lawrence Ferlinghetti che, trasposti nella versione italiana, lasciano il posto alla concretezza della realtà nostrana.

Oltre a regalare emozioni con chitarra acustica e armonica (un po’ meno con la voce, ma a quello ci pensava splendidamente Apollo), Omar è straordinario nel creare un’immediata empatia con il pubblico attraverso la semplicità del racconto: «Dopo il successo stavo vivendo un momento di crisi artistica e di identità: insomma, non sapevo se mollare la musica e fare altro oppure no. In quegli anni vinsi addirittura la “Cuffia d’oro” come conduttore radiofonico a Isoradio con la trasmissione Contromano. E per una radio che parla di traffico stradale, l’effetto non era il massimo», ha confessato un divertito Pedrini tra l’ilarità della platea.
Poi la grande occasione, con la possibilità di registrare un album a Londra insieme a un grande artista internazionale: non sapremo mai come andò a finire, ma conosciamo bene il brano scaturito da quel periodo, ovvero Che cazzo ci vado a fare a Londra?, riproposto anche qui a Varese e diventato a suo tempo un clamoroso successo radiofonico. Sulla questione Omar ha aggiunto sornione: «Sapete, io sono molto geloso delle mie canzoni, per questo ho rifiutato molte proposte. Certo che non andare in Inghilterra, per uno come me che viveva a pane e Smiths…».
Esilarante anche il ricordo del nonno che, dopo una giornata di duro lavoro, spesso suonava il clarinetto: «Metteva del vino rosso nel clarinetto e sembrava Jimi Hendrix». Si commuove ancora oggi, Omar, quando sfoglia l’album dei ricordi familiari. Lo testimonia il bellissimo brano Nina, dedicato alla nonna affetta da Alzheimer.
Il mini set acustico si conclude con la stupenda Sole spento, tratta sempre da Viaggio senza tempo, non prima però di aver raccontato dei suoi viaggi in India e di cosa tutto quel mondo gli abbia regalato a livello interiore. Insomma, una gran bella serata.




