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“Siamo molto preoccupati per il dottor Abu Safiya”: l’appello di ISDE Italia per il pediatra detenuto

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Il dottor Hussam Abu Safiya, pediatra e direttore dell'ospedale Kamal Adwan di Beit Lahia,

VARESE, 14 luglio 2026-L‘Associazione Medici per l’Ambiente (ISDE Italia) esprime profonda preoccupazione per la situazione del dottor Hussam Abu Safiya, pediatra e direttore dell’ospedale Kamal Adwan di Beit Lahia, detenuto dalle autorità israeliane dal 27 dicembre 2024.

Secondo quanto riferito da organizzazioni internazionali per i diritti umani, esperti ONU e associazioni mediche, le condizioni di detenzione del medico destano un allarme crescente. Le informazioni disponibili indicano un grave deterioramento della sua salute fisica e psicologica, oltre a presunti maltrattamenti che, se confermati, rappresenterebbero una grave violazione del diritto internazionale e dei diritti fondamentali.

ISDE Italia sottolinea come la protezione del personale sanitario nei contesti di conflitto sia un principio cardine della Convenzione di Ginevra. Medici e infermieri devono poter assistere i feriti senza subire violenze, intimidazioni o detenzioni arbitrarie, garantendo la neutralità dell’atto di cura come valore etico universale. I medici dell’associazione ricordano inoltre che pratiche come l’isolamento prolungato, la privazione del sonno, la malnutrizione e la mancanza di assistenza sanitaria causano danni gravissimi e spesso irreversibili alla salute, rendendo urgente una verifica indipendente.

Per queste ragioni, ISDE Italia avanza precise richieste alle autorità e alla comunità internazionale: garantire al dottor Abu Safiya condizioni detentive conformi al diritto internazionale; assicurargli cure mediche immediate e una valutazione clinica indipendente; consentire visite regolari della Croce Rossa o di altri organismi competenti; rispettare i diritti della difesa e del giusto processo; fare piena luce sulle violazioni denunciate e assicurare il rispetto per tutto il personale e le strutture sanitarie nelle zone di guerra.

L’associazione lancia infine un appello agli Ordini dei Medici, alle società scientifiche e alle istituzioni sanitarie affinché si mobilitino a tutela del diritto universale alla salute e della neutralità della professione medica, ribadendo che difendere chi cura significa difendere il diritto di ogni essere umano a ricevere assistenza, senza alcuna distinzione di nazionalità, etnia o religione.

redazione@varese7press.it