VARESE, 18 luglio 2026-La Tenda per la Palestina, allestita presso i Giardini Estensi di Varese, ospita un nuovo appuntamento domenica 19 luglio a partire dalle ore 17:00.
Il comitato varesino annuncia la presenza dell’artista e attivista per i diritti del popolo palestinese Laurie Winestock, attualmente di passaggio in città. L’incontro offre l’occasione di conoscere una raffinata interprete jazz di origine ebraica, in possesso di doppia cittadinanza israeliana e americana.
La musicista, dopo aver preso coscienza della brutalità dell’ideologia sionista, ha compiuto una netta scelta di campo trasferendosi a San Francisco, città dove risiede stabilmente, e impegnandosi in prima persona come portavoce della causa palestinese attraverso l’adesione alla rete ebraica antisionista.
L’evento propone anche una riflessione partendo da un commento diffuso sul web dalla stessa artista, che invita a non cedere al timore delle accuse di antisemitismo o alle pressioni che cercano di scoraggiare la solidarietà verso la popolazione civile. Secondo l’attivista, tale forma di intimidazione si intensifica proprio ora che le giovani generazioni a livello globale prendono consapevolezza della dura realtà dell’occupazione israeliana e dello squilibrio tra un apparato militare altamente sofisticato e una popolazione civile priva di un esercito regolare.
Winestock precisa di non sostenere in alcun modo Hamas, definita una forza di guerriglia e non un esercito strutturato, ma rimarca come non esista paragone tra la sofferenza subita dai civili palestinesi, in particolare nella striscia di Gaza, e quella della popolazione israeliana.
Il legame costante con i familiari residenti in Israele, con cui l’artista dichiara di dialogare tre volte alla settimana e che visita annualmente, le permette di monitorare la situazione da vicino sottolineando forte preoccupazione per la diffusa indifferenza della società israeliana e della comunità internazionale di fronte al dramma palestinese.
L’attivista traccia un parallelismo storico drammatico, spiegando come il silenzio complice, la chiusura in una bolla di negazione e la sottomissione alle tattiche di intimidazione degli aggressori rappresentino il medesimo meccanismo che, nella storia, ha permesso il progressivo e tragico sviluppo dell’Olocausto della seconda guerra mondiale sotto gli occhi inerti del mondo.




