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Blues to Bop 2026: un ritorno alle origini che ha conquistato il pubblico tra energia e grande musica

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Piper and The Hard Times

VARESE, 19 luglio 2026 – di GIANNI BERALDO

Una delle edizioni più belle e riuscite di sempre. Questa, in estrema sintesi, la 36esima edizione del festival Blues To Bop che per due giorni (venerdì 17 e sabato 18 luglio, con conclusione questa mattina con l’ultimo e unico concerto in programma) ha trasformato il centro di Lugano, occupandone le piazze principali, in epicentri del blues.

Atmosfere cariche di quel sacro fuoco che parte dall’anima (senza venderla al diavolo) per arrivare al cuore di tutti gli appassionati, grazie ai concerti di straordinari artisti, molti dei quali provenienti direttamente dagli States.

Insomma, Lugano come Chicago, Memphis o Nashville, città dove blues, errebì, funky e soul sono tra le principali caratteristiche rendendole famose in tutto il mondo.

E ieri di qualità ve ne era parecchia, con concerti pazzeschi che si alternavano nelle tre piazze coinvolte: la principale Piazza

Ghalia Vault

Cioccaro, quasi una sorta di anfiteatro, piazzetta Emilio Maraini e il caratteristico palchetto allestito in Piazza Manzoni, affacciata sull’affollato lungolago.

Avrete forse notato che non si parla della grande e prestigiosa Piazza della Riforma, solitamente sede di grandi concerti, quest’anno volutamente “esclusa” dagli organizzatori.

Si è trattato di un ritorno di fatto all’idea originale del festival: quella di portare il blues sempre più a contatto con il pubblico, con la gente. Tutto questo senza troppe barriere fisiche, con gli artisti che in queste situazioni si divertono moltissimo dando davvero il massimo.

Piper and The Hard Times

Noi abbiamo seguito la serata di ieri, sabato 18, dove sui vari palchi sono saliti artisti di grande spessore, come la sera prima d’altronde. Nell’ora circa dedicata a ogni singolo concerto nessuno di loro si è risparmiato, attaccando un pezzo dopo l’altro senza sosta davanti a un numeroso pubblico che si divertiva passando da una piazza all’altra, coinvolto come non mai complice, appunto, l’energia profusa dai vari protagonisti.

Anche noi ovviamente abbiamo girovagato tra un live e l’altro, toccando con mano tanta passione e l’enorme sforzo messo in campo dagli organizzatori per chiamare musicisti di simile fattura.

Basti pensare, ad esempio, alla presenza scenica, ma soprattutto al feeling e alla capacità sulla sei corde elettrica dimostrati da Ghalia Volt in piazzetta Maraini. La chitarrista e songwriter, nata in Belgio ma residente nel sud degli Stati Uniti da molti anni, ha raccolto fama e notorietà grazie a lunghi tour mondiali che l’hanno resa in breve tempo una delle icone del blues al femminile, insieme a Samantha Fish, Deborah Coleman o Joanne Shaw Taylor, giusto per fare qualche esempio. Il suo è un blues elettrico potente, diretto e di grande qualità, supportato sul palco da una band decisamente interessante.

Guy King

Quasi contemporaneamente, in una stracolma piazza Cioccaro, era la volta di Guy King, musicista dallo stile chitarristico che presenta un blues meno “sporcato” da influenze rock e con venature quasi jazzistiche in alcuni passaggi. Certo, la scaletta scelta dal bluesman di Chicago (ma israeliano di nascita)- da noi intervistato qualche settimana fa- ha giustamente lasciato poco spazio a note da piccoli club, sdoganando blues, soul ed errebbì a profusione, anche grazie a una sezione fiati italiana che ha reso il concerto ancora più importante.

Il tocco chitarristico di Guy è quasi felpato ma decisamente efficace, aiutato dal fatto di non utilizzare il plettro ma di pizzicare le corde esclusivamente con le dita. Insomma, un vero fuoriclasse: anche se non incide un nuovo album da cinque anni, dal vivo rende parecchio.

Molto interessante anche il set acustico in piazzetta Manzoni del chitarrista e cantante inglese Jack Broadbent, il cui stile unisce blues e folk con richiami a John Lee Hooker, Taj Mahal o Eric Bibb, ma che si distingue soprattutto per un approccio quasi psichedelico che incanta. Come accaduto anche ieri sera, con alcune ragazze a ballare sotto il palco in modo quasi lisergico. E poi quella voce, quasi monotona ma in realtà particolarmente efficace per quel set. Insomma, una bella sorpresa.

Tornando in piazza Cioccaro, il ritmo cambia totalmente. Questo grazie al sound molto elettrico proposto dagli straordinari

Jack Broadbent

Piper and The Hard Times, supergruppo proveniente direttamente da Nashville e capitanato dall’eclettico cantante Al “Piper” Green, fondatore del nucleo originario insieme allo stupefacente chitarrista elettrico Steve Eagon e a Dave Colella alla batteria. Con loro Amy Frederick alle tastiere e Parker Hawkins al basso.

Pubblico in delirio per il tiro elettrico proposto della band, con rasoiate rock, rock’n’roll, shuffle, soul e funky che non lasciano dubbi sulla qualità dei Piper, reduci dalla pubblicazione del nuovo album intitolato “Good Company”. Un concerto esplosivo, con le schitarrate di Eagon, la voce carta vetrata di Green e una fortissima base ritmica che hanno infiammato il pubblico come pochi altri.

Tutt’altra atmosfera si respirava invece nella vicina piazzetta Maraini dove, dopo Ghalia Volt, è stata la volta del blues, funky e soul dalle atmosfere desertiche dei Savana Funk, il combo nato a Bologna ma in realtà multietnico che di fatto ha chiuso il festival.

Savana Funk

Apprezzatissimi a livello internazionale e molto seguiti dai giovani, i Savana Funk (Aldo Betto alla chitarra, Blake Franchetto al basso e Youssef Ait Bouazza alla batteria) anche ieri sera hanno dato una lezione di classe ed eleganza artistica come pochi, con richiami forse a Bombino, giusto per fare un nome.

Bellissima l’atmosfera che si respirava anche per la complicità artistica del gruppo, capace di suonare i propri strumenti con grazia e apparente semplicità, caratteristiche che in realtà nascondono un retroterra emozionale davvero importante.

Che dire altro. Non vediamo l’ora di partecipare alla prossima edizione, ringraziando gli organizzatori e tutte quelle persone che al Blues To Bop ci hanno sempre creduto.

direttore@varese7press.it