MILANO, 20 luglio 2026 − «Le dipendenze non si combattono con una soluzione unica. È necessario ricostruire un sistema educativo capace di sostenere famiglie, scuola e giovani prima che il disagio si trasformi in dipendenza». È il messaggio del professor Furio Ravera, psichiatra e psicoterapeuta, direttore del reparto per i Disturbi della Personalità, Psicotici e delle Dipendenze della Casa di Cura Le Betulle di Appiano Gentile e fondatore del Gruppo La Ginestra, intervenuto a Radio Parlamentare nel corso di un confronto sulla Relazione al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia.
Secondo Ravera, il passaggio da “tossicodipendenze” a “dipendenze” nella denominazione della relazione fotografa un cambiamento profondo. Oggi il fenomeno comprende infatti sostanze, alcol, gioco d’azzardo, dipendenze digitali e isolamento sociale, problematiche che si ripresentano spesso contemporaneamente. Particolarmente preoccupante appare l’aumento del consumo di cocaina, ormai diffuso in tutti gli strati sociali. Si tratta di una sostanza con un impatto sanitario enorme, capace di provocare gravi danni al cervello e al sistema cardiovascolare, dove il rischio maggiore risiede proprio nella percezione errata del suo utilizzo come fatto normale, smarrendo la consapevolezza della sua pericolosità.
Altrettanto netta è la posizione dello psichiatra sulla cannabis, affermando che definirla una “droga leggera” non ha alcun fondamento scientifico, dato che agisce su aree fondamentali del cervello che regolano emozioni, memoria, attenzione e capacità di giudizio, interferendo con lo sviluppo cerebrale soprattutto durante l’adolescenza. Per lo specialista il vero nodo resta tuttavia culturale: si assiste a una crescente normalizzazione dell’abuso di sostanze e a una crisi educativa che coinvolge l’intera società, in cui molti genitori sottovalutano il problema o pensano di poterlo gestire da soli, mentre famiglia e scuola dovrebbero invece tornare a lavorare insieme in quanto prime agenzie educative.
Ravera richiama inoltre l’attenzione sull’età sempre più precoce in cui iniziano i consumi. Poiché l’adolescenza è la fase in cui il cervello completa il proprio sviluppo, intervenire con sostanze che alterano i meccanismi della ricompensa significa compromettere i percorsi di crescita, studio e relazioni. La risposta, conclude il professore, non può quindi limitarsi agli aspetti sanitari o repressivi, perché le dipendenze sono un fenomeno complesso che richiede prevenzione, educazione e servizi territoriali capaci di accompagnare le famiglie. La vera sfida consiste nell’aiutare i giovani a costruire strumenti adeguati per affrontare le emozioni e il disagio senza dover ricorrere a sostanze o comportamenti compulsivi.




