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Intervista a Rosario Rasizza (Openjobmetis): «Oggi il lavoro c’è ma si nasconde: puntiamo su giovani, formazione e reclutamento estero»

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Rosario Rasizza, AD di Openjobmetis

VARESE, 21 luglio 2026 di GIANNI BERALDO

Tra il rinnovo del legame storico con la Pallacanestro Varese, le trasformazioni del mercato del lavoro locale e le nuove sfide del reclutamento internazionale, il manager Rosario Rasizza traccia il bilancio di oltre un quarto di secolo alla guida di Openjobmetis.

L’Amministratore Delegato dell’agenzia per il lavoro, nata e cresciuta all’ombra del Campo dei Fiori, analizza lo stato di salute dell’occupazione in provincia, accendendo i riflettori sulla strutturale carenza di profili tecnici e sulle strategie per avvicinare i giovani alle imprese del territorio. Ma anche con una particolare visione in ottica internazionale.

INTERVISTA

Inizierei dalla recente notizia inerente la conferma di Openjobmetis come main sponsor della Pallacanestro

Varese. Cosa spinge un’importante agenzia per il lavoro come la vostra a rinnovare questo storico investimento nello sport cittadino? Quali sono gli obiettivi per questa partnership?

Come abbiamo scritto in un recente comunicato stampa, c’è un supporto umano, morale e una partecipazione autentica, ma soprattutto per la città e per il territorio dove noi siamo nati. È una specie di riconoscimento e di restituzione di quello che la comunità ha fatto per noi, siamo molto sensibili a questo aspetto.

La vostra agenzia ha un legame storico con Varese da 25 anni e quotata in borsa. Quanto conta per una realtà come la vostra, attiva sul territorio nazionale e internazionale, mantenere un ruolo così presente nel tessuto sociale e sportivo della provincia d’origine?

Intanto una precisazione: eravamo quotati in borsa fino al 2024, oggi siamo una realtà quotata in borsa a Parigi per il tramite del Gruppo Crit, società francese quotata su Euronext Paris, tra i leader europei del settore. Per rispondere alla domanda, conta tanto perché il nostro è un settore particolare: ci occupiamo del lavoro. Siamo una realtà di Varese che offre lavoro, aiuta a cercarlo, supporta chi lo perde a ritrovarlo e aiuta chiunque voglia formarsi o stare al passo con i tempi. Secondo me è un connubio perfetto: sport, territorio, lavoro e divertimento la domenica con la partita. Rischi di andare al palazzetto per vedere una partita e uscire con un contatto che il giorno dopo ti fa cambiare lavoro. Ci occupiamo di una delle parti più importanti per una persona, ovvero il benessere professionale e lavorativo.

Facendo un focus sul lavoro, qual è l’attuale stato di salute del mercato del lavoro in provincia di Varese e quali i profili professionali più richiesti dalle aziende locali?

Mi piace usare questa metafora: il lavoro negli ultimi 12 mesi sta giocando a nascondino, cioè il lavoro c’è ma si nasconde, e si fa sempre più fatica a intercettare quelle figure. Viviamo in un territorio dove le aziende manifatturiere la fanno da padrone: metalmeccanica, settore aeronautico, settore plastico (trasformazione della plastica e produzione di macchine per stampaggio, ndr). Un tempo c’era più tessile, anche se ne è rimasto ancora un po’. Questo è un territorio che offre lavoro e la possibilità ai giovani di imparare un mestiere; serve un minimo di attitudine a mettersi in gioco e quando si deve decidere cosa fare da grandi, se non si ha voglia di studiare, la cosa fondamentale è imparare un mestiere, perché mancano proprio le persone qualificate.

Rosario Rasizza

Sulle scuole tecniche, mi risulta che già dal quarto anno i ragazzi vengano contattati dalle aziende. Le prospettive sono quindi interessanti?

Sì. Abbiamo un progetto che si chiama Futurando con cui giriamo per le scuole, in particolare per le quinte. Incoraggiamo i giovani a uscire allo scoperto: va benissimo continuare gli studi, ma occorre scegliere il percorso giusto legato alla specializzazione territoriale, come informatica, ingegneria o controllo di gestione.

E per quanto riguarda gli sviluppi legati all’intelligenza artificiale?

Sicuramente rientra sotto il cappello dell’Information Technology e dell’Open Innovation.

Futurando è quindi una delle strategie che mettete in atto per aiutare i giovani a inserirsi nel mondo del lavoro?

Sì, andiamo nelle scuole e ci facciamo conoscere. Parliamo ai ragazzi di diritti, doveri e legalità nel mondo del lavoro. Spieghiamo come un’agenzia può assumerli e tutelarli, mettendoli in guardia contro i contratti pirata o che non rispettano il contratto collettivo nazionale, in modo che siano pronti ad affrontare il mercato del lavoro.

Sul fronte internazionale vi state muovendo attraverso vari accordi. Sono canali utili per gestire i flussi di reclutamento e sopperire alla carenza di personale qualificato in Italia?

Siamo parte di una multinazionale presente in Francia, Svizzera, Stati Uniti e Spagna. Questo ci consente di aiutare i clienti che hanno attività all’estero a fare cross -selling (strategia in cui si propone a un cliente un prodotto o servizio complementare a quello che sta per acquistare o che ha già acquistato, ndr). Poi abbiamo un servizio dedicato al reclutamento internazionale. La scorsa settimana una mia collega è partita per l’Ecuador, invitata dal governo locale, per far conoscere le opportunità di lavoro presenti in Italia. Alcune mansioni, come infermieri o le figure legate al mondo delle RSA, sono difficili da reperire in Italia.

L’inserimento di lavoratori stranieri in Italia si scontra però con tempi e burocrazia complessi. Come il decreto flussi ad esempio, oltre alla barriera linguistica. In che modo Openjobmetis supporta candidati e aziende per superare questi ostacoli?

L’ostacolo burocratico non riusciamo a superarlo del tutto, siamo anche noi soggetti a queste complessità. Abbiamo avuto

Inaugurazione sede di Gallarate

diverse interlocuzioni con il Ministero per richiedere un canale d’accesso privilegiato, garantendo totale legalità e tracciabilità dei lavoratori. Per quanto riguarda la lingua, organizziamo percorsi formativi di italiano direttamente nel paese d’origine del candidato, evitando di farlo spostare prima che abbia una formazione di base per iniziare a lavorare.

Che tempistiche comporta questo processo?

Dal momento in cui identifichiamo la persona a quando la portiamo in Italia passano dai 6 ai 9 mesi. È un percorso lungo, ma ne abbiamo già portate oltre 300.

Ritiene che il reclutamento estero sia destinato a diventare un elemento strutturale per il mercato del lavoro italiano nei prossimi anni?

Dovrà rimanere strutturale. Prima che l’Italia riposizioni il proprio contesto demografico ci vorrà molto tempo. È necessario mettere in pista politiche di reclutamento internazionale e agevolare le società che intendono farlo, altrimenti alcune figure professionali saranno sempre più difficili da reperire.

Nei paesi esteri con cui collaborate la gestione funziona diversamente rispetto all’Italia?

Ogni nazione ha la propria legislazione: in Svizzera, ad esempio, lo stipendio viene pagato ogni settimana, mentre in Italia al 15 del mese. Tuttavia, tutti i Paesi riscontrano difficoltà nel reperimento di alcune figure specializzate.

La digitalizzazione e l’intelligenza artificiale stanno trasformando il settore delle risorse umane: in che modo Openjobmetis sta integrando queste tecnologie?

La nostra casa madre ci mette a disposizione un team dedicato. In questa fase stiamo applicando strumenti per velocizzare i processi di selezione e stiamo valutando l’impatto dell’intelligenza artificiale nel nostro settore. Sono comunque fiducioso: l’adozione culturale delle nuove tecnologie richiede del tempo.

In questi 25 anni di attività, cos’è cambiato di fondamentale rispetto agli inizi?

All’inizio, quando ho aperto la prima agenzia in via Carrobio a Varese, i curriculum arrivavano via fax. Oggi è cambiata molto la percezione che le persone hanno di noi: non si rivolgono a noi soltanto il neodiplomato o il neolaureato, ma anche il cinquantenne che vuole migliorare la propria posizione, sapendo di trovare in filiale personale preparato e qualificato.

Guardando al futuro, quali sono i principali obiettivi di crescita o consolidamento che vi ponete?

Migliorare la nostra redditività e le nostre performance, in linea con i principali operatori del settore a livello europeo. Vogliamo continuare a crescere con lealtà, nel rispetto delle regole e con la fiducia dei nostri collaboratori.

I continui cambiamenti degli scenari politici ed economici internazionali influiscono in qualche modo sulla vostra attività?

Non c’è dubbio che qualunque tipo di instabilità ci si trovi a gestire crei comunque anche delle fatiche per la nostra attività. Però è anche vero che nell’incertezza, nella non certezza di quello che succederà domani, le aziende preferiscono rivolgersi a noi per provare delle persone, testarle e magari provare nuove linee di business e poi si vedrà. Quindi io coglierei il lato positivo di questa incertezza.

direttore@varese7press.it