VARESE, 22 luglio –di GIANNI BERALDO
I dati sono un cazzotto nello stomaco, ma la realtà che c’è dietro è ancora più impietosa. “Dal 1990 gli stipendi degli italiani sono diminuiti dell’1,6% (quelli reali del -6,6%), mentre nei Paesi Ocse sono cresciuti del 35%. In Italia lavorare non basta più per costruirsi sicurezza e futuro”.
La denuncia dell’eurodeputato PD Alessandro Zan fotografa un disastro sociale sotto gli occhi di tutti: l’inflazione che mangia i risparmi, i carburanti alle stelle, le bollette stritolanti e carrelli della spesa sempre più vuoti. Ma mentre le famiglie fanno i salti mortali per arrivare alla terza settimana del mese, la vera domanda che nessuno nelle aule del potere vuole porsi è un’altra: dove si trovava la politica mentre il Paese reale impoveriva?
La risposta è sconfortante. Mentre il potere d’acquisto dei lavoratori crollava a picco, unico caso tra le grandi economie europee, quello della casta politica viaggiava su un binario iper-protetto, del tutto blindato rispetto ai drammi della vita quotidiana.
La spaccatura è netta e non ammette giustificazioni:
Mentre l’italiano medio vede i contratti collettivi scaduti da anni e stipendi fermi al secolo scorso, a Montecitorio e Palazzo

Madama le indennità, le diarie esentasse, i rimborsi per l’esercizio del mandato e i benefit di trasporto garantiscono coperture finanziarie che non hanno alcun riscontro con la realtà del mercato del lavoro italiano. Un parlamentare guadagna in un mese ciò che un suo elettore fatica a mettere insieme in mezzo anno di duro lavoro.
Per chi varca i confini europei, la forbice diventa una voragine. Con lo Statuto del 2009, gli eurodeputati si sono garantiti un emolumento parametrato a quello dei giudici della Corte di Giustizia UE. Risultato? Adeguamenti automatici all’insù, diarie giornaliere solo per timbrare la presenza e migliaia di euro al mese di “spese generali” a rendicontazione spesso generosa. Un ecosistema dorato, completamente impermeabile al “caro-vita” che devasta la vita dei cittadini che dovrebbero rappresentare.
Slogan contro realtà: la stangata quotidiana
“Lo slogan di Meloni era ‘prima gli italiani’. La realtà è che oggi gli italiani sono l’ultimo dei suoi pensieri. Invece di occuparsi dei problemi concreti, il governo discute di legge elettorale e fa propaganda” incalza Zan.

Ma la critica travalica i singoli governi e investe un intero sistema. Il cortocircuito è democratico: com’è possibile che chi è chiamato a gestire le emergenze economiche di una nazione viva in una condizione finanziaria così sideralmente distante dai problemi che dovrebbe risolvere? Come si può comprendere il peso di una bolletta raddoppiata o di un pieno di benzina insostenibile quando si gode di rimborsi a piè di lista e privilegi intatti?
“Gli italiani non hanno bisogno di slogan ma di stipendi più alti e di risposte ai problemi reali”. Ma finché la forbice tra la vita reale delle persone e la ‘bolla’ della politica continuerà ad allargarsi, ogni promessa suonerà inevitabilmente come una beffa.
Insomma non vedo come in un prossimo futuro la gente, i cittadini, possano essere invogliati a recarci alle urne, al cospetto di un sistema che si autoalimenta di benefit personali senza tenere conto della reali condizioni del Paese.
Concludo citando la prima parte del bellissimo testo relativo alla canzone Povera Patria, dell’indimenticabile Franco Battiato:




