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Piano Casa e “Future Heritage”: la visione di Maria Alessandra Segantini per l’abitare del futuro

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L'architetto Maria Alessandra Segantini

MILANO, 23 luglio 2026 – Nel pieno del dibattito sul nuovo Piano Casa promosso dal Governo — un piano da circa 10 miliardi di euro destinato al recupero degli alloggi popolari e alla realizzazione di nuovi interventi di housing sociale — l’attenzione pubblica rimane quasi esclusivamente concentrata sui dati quantitativi.

Per l’architetto Maria Alessandra Segantini, co-fondatrice dello studio C+S Architects e già premiata come Architetto Italiano dell’Anno per le torri di housing sociale a Cascina Merlata, la riflessione deve invece spostarsi sulla qualità e sul valore dell’eredità che si intende costruire.

Secondo la progettista, la vera sfida non risiede nel conteggio delle case da realizzare, ma nell’impatto a lungo termine sul patrimonio collettivo. Da questa visione prende forma il concetto di Future Heritage, un approccio maturato in oltre trent’anni di attività professionale, didattica e ricerca tra Europa e Stati Uniti. L’idea guida superare la nozione tradizionale di patrimonio inteso come semplice conservazione del passato: il patrimonio diventa ciò che si sceglie di portare nel futuro attraverso lo studio delle stratificazioni storiche, ecologiche e materiali dei luoghi, valorizzando la natura e rafforzando il legame tra comunità e memoria collettiva.

In quest’ottica, il Piano Casa viene indicato come un’opportunità strategica non solo per rispondere all’emergenza abitativa, ma per garantire dignità spaziale e ambientale nell’edilizia pubblica. La qualità architetturale e costruttiva viene definita un vero e proprio strumento di giustizia sociale in grado di ridurre le disuguaglianze. Un altro nodo centrale risiede nella durata degli edifici: la progettazione e la scelta dei materiali devono essere valutate in relazione alla loro capacità di invecchiare bene e durare nel tempo, riducendo i costi sociali, ambientali e di manutenzione nel lungo periodo.

Questo principio trova applicazione nei numerosi interventi firmati dallo studio C+S Architects, tra cui il Palazzo di Giustizia di Venezia in rame pre-ossidato, la Piazza del Cinema e il recente Snake Building ad Aarschot, in Belgio, inserito nel piano di rigenerazione urbana “De Torens”. In quest’ultimo progetto, realizzato in mattoni con maestranze locali, la scelta di non massimizzare i volumi ha permesso di restituire spazio pubblico alla città, creando continuità con il paesaggio e integrando una nuova piazza urbana. Un’impostazione analoga ha caratterizzato il lavoro svolto dallo studio sull’edilizia scolastica, ideata come “Piazza della Periferia” aperta al territorio per favorire la coesione sociale.

Il successo delle nuove politiche abitative, conclude Segantini, non dovrà quindi essere misurato soltanto sulla quantità di alloggi consegnati, ma sulla capacità di generare valore pubblico, senso di appartenenza e una migliore qualità della vita per le generazioni future.

redazione@varese7press.it