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Editoriale. Mentre la Gran Bretagna agisce, l’Italia studia: la frattura sulla tempestività delle riforme sociali

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Il Parlamento inglese (lonewombatmedia from pixabay)

VARESE, 26 luglio 2026—di GIANNI BERALDO

Il contrasto non potrebbe essere più stridente. Da un lato c’è una politica britannica che, pur nella sua turbolenza, conserva una capacità di sterzata immediata; dall’altro, un modello italiano dove la parola ‘riforma’ evoca quasi sempre commissioni di studio, decreti attuativi mai emanati e un battibecco parlamentare interminabile.

Insomma il solito ‘caos’ istituzionale e politico all’italiana che spesso non ottiene i risultati, anche solo paventati nelle numerose vigilie elettorali.

Come riportato dal prestigioso quotidiano inglese The Guardian, a Downing Street l’avvicendamento tra Keir Starmer e Andy Burnham ha mostrato con drammatica chiarezza come il sistema d’Oltremanica riesca a tradurre un cambio al vertice in un’inversione di rotta istantanea sui temi sociali.

In appena sette giorni dal suo insediamento come primo ministro, Burnham ha già dato una scossa all’agenda di governo, mettendo sul tavolo un pacchetto immediato di aiuti contro il carovita, un piano d’emergenza sui costi energetici e i trasporti pubblici, e il contrasto diretto all’emergenza abitativa e ai senzatetto.

L’obiettivo dichiarato del neo premier è offrire ‘respiro finanziario’ immediato alle famiglie della working class, ossia le classi di

Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni

persone meno abbienti pur con un lavoro. Tutto senza attese burocratiche o estenuanti passaggi parlamentari. Per non dire delle insulse sceneggiate parlamentari che in Italia prevalgono su temi, spesso, non determinano certamente un cambio di passo a livello sociale.

Ecco qualche esempio di come funzionano le cose in Italia, Paese certamente differente all’Inghilterra sotto diversi aspetti (culturali, storici e organizzazione politica), ma dove da decenni a livello politico si è sedimentato un modus operandi davvero insopportabile.

In Italia, qualsiasi provvedimento a tutela del potere d’acquisto o della casa si arena regolarmente in un groviglio istituzionale. La differenza fondamentale risiede nella struttura decisionale:

Il fenomeno dei ‘Decreti Fantasma’-In Italia una misura viene annunciata in conferenza stampa con toni trionfalistici, ma richiede decine di decreti attuativi per diventare operativa. Risultato? I cittadini attendono mesi — se non anni — prima di vedere un solo euro o un beneficio concreto.

La frammentazione dei Bonus-Anziché riorganizzare il potere d’acquisto con interventi strutturali sulle tasse di base o sui costi energetici, in Italia si predilige la frammentazione in mini-bonus a termine (bonus psicologo, bonus trasporti, bonus elettrodomestici), che creano incertezza e discriminano chi non domina le piattaforme digitali.

Mancanza di decentramento efficace-Come dimostrato dall’esperienza di Burnham a Manchester, concedere potere reale e fondi alle amministrazioni locali permette di intervenire dove il bisogno è reale. In Italia, il centralismo burocratico imbriglia i comuni e i servizi sociali in procedure farraginose.

Queste alcune differenze e deficienze istituzionali, organizzative e ovviamente politiche, tra l’Italia e Gran Bretagna dalla quale ogni tanto potremmo trarre spunti ed esempi importanti, per dare una svolta a un sistema che si autogenera portando a uno spirale e deriva pericolosa di malcontento popolare.

direttore@varese7press.it