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Franco Mussida: «Il mio viaggio con Don Antonio Mazzi»

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Franco Mussida ha ricordato don Mazzi

MILANO, 3 agosto 2026-Per tanti anni Franco Mussida ha camminato al fianco di Exodus, la realtà educativa fondata da Don Antonio Mazzi, portando sul campo la Musica come fondamentale strumento educativo. Il tempo scorre veloce, come i cavalloni delle alte onde del mare che si infrangono sulla riva quando arriva il maestrale.

Una ventina di “cavalloni” fa, nel 1996, Mussida si presentò davanti al cancello della Comunità Exodus al Parco Lambro di Milano. Suonò il campanello per cercare Don Antonio: aveva in mente di trasferire in comunità il lavoro sulla Musica che svolgeva a San Vittore con i ragazzi dipendenti da sostanze, pensando che, una volta usciti dal carcere, potessero continuare il loro percorso nella sua struttura. Il Don aprì la porta del suo ufficio e lo accolse con simpatia. Gli spiegò brevemente il suo proposito e lui, sorridendo, con quei suoi occhi chiari e diretti, non ebbe esitazioni nel rispondergli semplicemente: “Facciamolo!”.

Da lì iniziò una storia importante per Exodus. La Musica entrò a far parte della vita quotidiana della comunità, soprattutto nella

Don Antonio Mazzi

Cascina e all’Isola d’Elba. Nacquero laboratori di coro aperti a tutti i ragazzi, persino per gli stonati, e vennero formati educatori dedicati. Nei progetti vennero coinvolti anche grandi protagonisti del panorama musicale, tra cui Fabrizio De André, e nacque persino un inno dedicato ai ragazzi della comunità, intitolato “L’Aquila Reale”.

Insieme fecero cose incredibili per quell’epoca. Mussida scrisse la “Sinfonia Popolare per 1000 chitarre” che, unita al coro, diede vita a una gigantesca orchestra collettiva: un’opera che, prima dell’era di Internet, non era mai stata realizzata. Se ne fecero ben sei edizioni, con la prima a Verona, tre a Milano in piazza Duomo, una a Napoli e l’ultima all’Idroscalo. Fu un vero inno alle stagioni della vita, suonato e cantato da persone di ogni età che vivevano la Musica come pura passione e strumento di condivisione.

Il musicista porta nel cuore Don Antonio e l’immagine di un uomo capace di indignarsi, che sapeva sfidare con coraggio non solo gli esempi nefasti di quello che chiamiamo progresso, ma anche certe idee troppo conservative del mondo cattolico. Le sue messe erano spesso una sorpresa, non solo per la forza delle sue parole, ma anche per i modi diversi e sorprendenti con cui distribuiva l’Eucarestia. Lo ricorda come un baluardo che voleva difendere la libertà dei ragazzi dall’illusione del mercato dei “Meta Desideri”, quei parassiti che contaminano l’anima dei giovani e distruggono la loro sfera etica con stupefacenti e inconcrete illusioni.

Ora la testimonianza e la responsabilità passano a chi ha ereditato il suo pensiero, a cui va l’augurio più sincero di Mussida, unitamente alla sua disponibilità ad esserci ancora: «A rivederci in un’altra dimensione, Don Antonio: non vedrò più il tuo sorriso, ma le tue intenzioni potenti spero, un giorno, di poterle risentire».

redazione@varese7press.it