VARESE, 3 agosto 2026-La rete ambientalista Rete Ambiente Lombardia (RAL) ha trasmesso formalmente ad ARPA Lombardia un articolato documento programmatico per chiedere il potenziamento strutturale del sistema di monitoraggio dell’aria in Regione e nell’intero Bacino Padano. Il testo fa seguito all’incontro tecnico svolto nel maggio 2026 ed evidenzia criticità sui dati del primo trimestre, oltre ai rischi legati ai futuri target imposti dalla Direttiva UE 2024/2881.
Nel documento trasmesso all’agenzia regionale, la rete dei comitati mette in luce i prolungati periodi di disservizio registrati da alcune stazioni di rilevamento: la centralina PM2,5 di Brescia e quella di Pavia sono rimaste inattive rispettivamente per 32 e 55 giorni consecutivi nei primi tre mesi dell’anno.
In aggiunta, l’analisi condotta sui dati ufficiali mostra come i nuovi limiti europei da rispettare entro il 2030 – tra cui il tetto di 18 giorni all’anno per il superamento della soglia media giornaliera di $25~\mu g/m^{3}$ di PM2,5 – siano già stati ampiamente sforati in tutte le province lombarde nel solo primo trimestre. Risultano inoltre superamenti diffusi anche per il PM10 rispetto alle soglie preventive fissate a $45~\mu g/m^{3}$.
Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda l’aggiornamento dell’inventario delle emissioni INEMAR, i cui ultimi dati resi pubblici da ARPA si riferiscono al 2023, registrando livelli di Composti Organici Volatili (VOC) nettamente superiori ai parametri di attenzione e lamentando l’assenza di rilevamenti dedicati alle diossine.
Le proposte operative inviate ad ARPA
Per rispondere al quadro emissivo e adeguare i sistemi regionali alle normative europee, RAL ha articolato una serie di richieste prioritarie:
Capillarità della rete: incremento delle stazioni fisse nei pressi di siti ad alto impatto come scuole, ospedali, impianti industriali, allevamenti intensivi e snodi logistici.
Tecnologie complementari: adozione e calibrazione di reti di sensori a basso costo per una mappatura ad alta risoluzione spaziale, da affiancare all’uso di droni, telerilevamento satellitare e modelli previsionali integrati con l’intelligenza artificiale.
Monitoraggio dei microinquinanti: estensione dei rilevamenti al particolato ultrafine ($PM_{1}$ e nanoparticelle), al black carbon, all’ammoniaca di origine agricola, oltre a PFAS atmosferici, microplastiche e formaldeide.
Trasparenza Open Data: pubblicazione in tempo reale dei dati grezzi e validati, con la massima chiarificazione sui modelli predittivi adoperati e sui relativi margini di errore.
Tavolo permanente Ambiente-Salute: costituzione di un coordinamento tra ARPA, ATS, ISPRA, università e strutture ospedaliere per incrociare i dati epidemiologici e valutare l’impatto sanitario dell’inquinamento.
Ampio spazio viene riservato alla situazione nei Comuni limitrofi all’aeroporto di Malpensa, come Somma Lombardo, Casorate Sempione e Arsago Seprio. Alla luce della Direttiva UE 2024/2881 – che esclude le misurazioni interne ai luoghi di lavoro – i comitati chiedono l’installazione di centraline esterne al sedime aeroportuale. L’obiettivo è tracciare con precisione le emissioni di idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e le particelle ultrafini ($PM_{0,1}$) generate dalle fasi di decollo e atterraggio dei velivoli.




