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Varese, l’allarme di Coldiretti: siccità e caldo flagellano i campi, per il mais perdite oltre il 60%

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Lago Maggiore in secca

VARESE, 3 agosto 2026 – Mais con perdite produttive che nelle situazioni più critiche possono superare il 60%, secondo taglio dei prati fortemente compromesso, severe difficoltà nelle semine di soia e nelle colture di secondo raccolto. È il primo e gravoso quadro dei danni causati dalla siccità nelle campagne della provincia di Varese, tracciato da Coldiretti sulla base delle segnalazioni raccolte direttamente dalle aziende agricole del territorio.

La situazione appare particolarmente delicata nella fascia di pianura e nelle aree meridionali della provincia, dove la totale scarsità di precipitazioni si combina con temperature elevate, forte evaporazione e necessità irrigue crescenti. Le criticità riguardano soprattutto:

Mais, Prati da sfalcio, Soia, Colture seminate dopo la raccolta dei cereali autunno-vernini

«Non siamo più soltanto davanti al rischio di una riduzione dei raccolti: in molte aziende una parte della produzione è già stata compromessa» afferma il presidente di Coldiretti Varese, Pietro Luca Colombo. «La situazione varia in base alla disponibilità d’acqua e alle caratteristiche dei terreni, ma le segnalazioni indicano perdite importanti sul mais e una ricrescita dei prati fortemente ridotta, quando non completamente assente».

Le prime valutazioni aziendali indicano per il mais cali che, negli appezzamenti maggiormente esposti allo stress idrico, possono superare anche il 60% (con valori medi che sfiorano il 40%). La mancanza d’acqua nelle fasi decisive dello sviluppo compromette infatti la crescita della pianta, l’impollinazione e il riempimento della granella: effetti che potranno essere quantificati definitivamente solo al momento della trinciatura o della raccolta.

Più contenuti possono essere i danni nei terreni raggiunti regolarmente dall’irrigazione, ma anche in questi casi aumentano sensibilmente i costi sostenuti dalle imprese per l’acqua, l’energia e il funzionamento continuo degli impianti.

La siccità ha inoltre ostacolato la programmazione delle seconde colture: dopo la trebbiatura di frumento e orzo, in diversi campi non è stato possibile procedere normalmente con la semina di mais di secondo raccolto o soia, oppure le colture appena nate hanno incontrato condizioni del tutto insufficienti per uno sviluppo regolare.

Proprio i prati da sfalcio rappresentano un altro comparto tra i più colpiti. Dopo il primo taglio, la mancanza di precipitazioni regolari ha impedito o fortemente limitato la ricrescita dell’erba. In numerose aziende il secondo sfalcio è risultato scarsissimo o praticamente inesistente.

«Il problema riguarda sia la produzione immediata sia le scorte necessarie per i prossimi mesi» sottolinea il direttore di Coldiretti Varese, Luciano Salvadori. «Quando viene meno il secondo taglio dei prati, gli allevamenti perdono una parte essenziale del foraggio destinato all’autunno e all’inverno. La conseguenza è la necessità di acquistare fieno sul mercato, con costi aggiuntivi che si sommano alle maggiori spese irrigue ed energetiche».

La situazione interessa anche i pascoli delle Prealpi varesine: l’erba secca anticipatamente e la diminuzione della portata di sorgenti e punti di abbeverata possono rendere necessario integrare l’alimentazione degli animali con fieno trasportato dalla pianura, oppure accorciare il periodo di permanenza al pascolo. Prati e pascoli rappresentano un presidio essenziale del territorio montano, contribuendo alla biodiversità, alla manutenzione delle superfici e alla prevenzione del dissesto idrogeologico e degli incendi.

Il Nodo Idrico: Verbano e Riserve Regionali

Il quadro agricolo si inserisce in una condizione idrica preoccupante anche sul versante del Verbano:

Lago Maggiore: Alla fine di luglio risultava circa 35 centimetri sotto lo zero idrometrico, con una percentuale di riempimento attorno ad appena l’8%.

Bacino del Po: Già a giugno, nella zona chiusa alla confluenza con il Ticino, erano caduti circa 62 millimetri di pioggia (-36% rispetto alla media climatica 1991-2020).

Lombardia: All’inizio di luglio il deficit complessivo delle riserve idriche regionali era stimato in oltre il 36%, pari a circa 709 milioni di metri cubi d’acqua in meno.

Al momento non è ancora disponibile una stima complessiva in euro né una percentuale media di perdita valida indistintamente per tutte le produzioni varesine. Le segnalazioni raccolte permettono però di individuare con chiarezza i comparti più colpiti e di delineare un quadro destinato ad aggravarsi in assenza di precipitazioni diffuse.

«È necessario avviare una ricognizione puntuale delle perdite e sostenere le imprese costrette ad affrontare maggiori costi per irrigazione, energia e acquisto di foraggio» conclude Salvadori. «Occorre contemporaneamente proteggere le produzioni ancora recuperabili e programmare una gestione dell’acqua capace di rispondere a periodi siccitosi sempre più prolungati».

redazione@varese7press.it