VARESE, 4 agosto 2026-Oltre 150 mila imprese lombarde del settore delle costruzioni e dell’edilizia rischiano di affrontare una nuova fase di forte complessità. Dopo anni di crescita e capacità di adattamento, il comparto si trova oggi esposto a una combinazione di fattori che rischiano di incidere nei prossimi mesi sulla stabilità del sistema economico regionale: dall’aumento dei costi delle materie prime alle tensioni geopolitiche internazionali, fino alla crescente difficoltà nel programmare investimenti e attività future.
CNA Lombardia richiama con forza l’attenzione sulla necessità di sostenere una filiera strategica per l’economia del territorio. L’obiettivo è evitare che nuove pressioni sui costi e sull’approvvigionamento dei materiali possano compromettere la capacità produttiva delle aziende, in particolare delle micro e piccole realtà artigiane che rappresentano l’ossatura portante del comparto.
In Lombardia operano oltre 150.000 imprese attive nell’edilizia, di cui circa 90.000 sono imprese artigiane e micro-PMI. I

numeri fotografano l’importanza del settore: la filiera rappresenta circa il 16% dell’intero tessuto imprenditoriale regionale e pesa per circa il 40% all’interno del mondo artigiano. Numeri che confermano il ruolo centrale delle costruzioni e l’impatto profondo che eventuali crolli del settore avrebbero sull’intero sistema economico e occupazionale lombardo.
Nonostante il 2025 si sia chiuso con una crescita del volume d’affari del 3,7%, confermando un trend positivo seppur in rallentamento, emergono segnali di forte preoccupazione per il futuro. La propensione agli investimenti da parte delle aziende è diminuita, passando dal 33% al 26%, mentre tra le principali criticità il costo dei materiali continua a rappresentare la voce di maggiore impatto sui bilanci. La ripresa del conflitto in Medio Oriente rischia infatti di aggravare una condizione di estrema volatilità dei mercati, con possibili ripercussioni sulle materie prime e sulla reperibilità dei forniture. Un quadro che richiama da vicino quanto accaduto dopo l’inizio della guerra in Ucraina, quando l’impennata dei costi energetici e delle materie prima aveva messo in ginocchio migliaia di attività.
Alcuni segnali d’allarme sono già evidenti sui cantieri. Secondo le rilevazioni dell’ANCE, il bitume, fortemente legato alle importazioni dai Paesi arabi, ha registrato aumenti vicini al 50%. Significativi anche i rincari di materiali plastici fondamentali come PVC e PEAD, cresciuti del 30%, oltre ai rialzi che stanno interessando l’acciaio. Qualora le tensioni dovessero estendersi al fronte energetico, le ripercussioni finirebbero per travolgere l’intera filiera produttiva.
«Il comparto delle costruzioni lombardo ha dimostrato negli ultimi anni una grande capacità di adattamento – dichiara Giovanni Bozzini, presidente di CNA Lombardia –. Ma proprio perché parliamo di una filiera strategica, dobbiamo intervenire prima che le difficoltà diventino un problema strutturale per migliaia di imprese, soprattutto quelle artigiane e di piccole dimensioni. Le aziende oggi si trovano a operare in uno scenario dove molte variabili non dipendono dalla loro capacità imprenditoriale: oscillazioni dei prezzi, instabilità internazionale e maggiore difficoltà nel programmare gli investimenti. Serve garantire loro condizioni di lavoro più stabili e strumenti che permettano di affrontare questa fase con maggiore sicurezza».
Per l’associazione di categoria è indispensabile continuare a monitorare l’evoluzione dei listini e rafforzare le tutele a disposizione dei cantieri. Gli attuali meccanismi di revisione dei prezzi risultano infatti spesso insufficienti quando gli aumenti derivano da eventi eccezionali e improvvisi, non riconducibili alle normali dinamiche dell’inflazione.
«Purtroppo l’incertezza geopolitica si scarica direttamente sul costo delle materie prime e sui listini dei cantieri, con le riattivate crisi che hanno riacceso la fiammata sui costi energetici e sui trasporti marittimi – sottolinea Antonio Dinuzzi, presidente di CNA Lombardia Costruzioni –. Per le nostre imprese significa aumenti continui e imprevedibili dei materiali, dall’acciaio ai prodotti chimici per l’edilizia, fino ai materiali isolanti e all’impiantistica, oltre a difficoltà nel reperimento delle forniture.
Una piccola impresa non ha i margini per assorbire extracosti del 15-20% da un mese all’altro, né può permettersi di bloccare un cantiere per tre mesi in attesa di un componente. A questo si aggiunge un PNRR che ha rappresentato una grande occasione per le opere pubbliche, ma solo in parte per le micro e piccole imprese artigiane, penalizzate da burocrazia e bandi poco accessibili. Ora servono misure strutturali per accompagnare il settore oltre la fine dei fondi, incentivi stabili per la transizione ecologica e procedure più semplici, affinché anche il Piano Casa e le misure regionali per l’housing sociale possano valorizzare davvero il ruolo delle PMI e delle imprese del territorio».
La fase attuale arriva dopo un lungo periodo di riassestamento per il comparto, segnato dal progressivo ridimensionamento dei bonus edilizi, dall’aumento dei costi operativi e da una crescente complessità burocratica e gestionale. Una stretta che rischia di strangolare in primo luogo le realtà micro e piccole, ovvero la spina dorsale del patrimonio costruttivo lombardo.
«Le imprese hanno bisogno di certezze e di una visione di medio-lungo periodo – evidenzia Stefano Binda, segretario di CNA Lombardia –. L’edilizia non è soltanto un settore economico, ma una componente essenziale dello sviluppo dei territori, della riqualificazione del patrimonio immobiliare e della realizzazione delle infrastrutture. Per questo è fondamentale un confronto costante tra istituzioni e rappresentanze imprenditoriali, con l’obiettivo di individuare misure concrete che sostengano la liquidità delle aziende, favoriscano gli investimenti e accompagnino il comparto nelle trasformazioni che lo attendono».




