VARESE, 13 agosto 2026-Riceviamo e pubblichiamo la riflessione del lettore Massimo Cattin sulle reali priorità e sulle emergenze educative del nostro Paese.
Gentile Direttore,
penso sia arrivato il momento di chiedere alla classe politica di prendere atto che stiamo attraversando un difficile periodo di sicurezza e di tenuta sociale.
Non sto parlando dell’immigrazione o dei fatti dell’enclave spagnola di Ceuta, argomento su cui la propaganda politica cerca disperatamente di aggrapparsi per mantenere un potere costruito sulla violenta contrapposizione tra destra e sinistra. Ceuta, lo abbiamo capito, sarà il solito tema da talk show nei programmi di approfondimento politico-culturale che la televisione ci offrirà. Pazienza.
Il difficile momento a cui mi riferisco è diventato un’altra e ben più reale emergenza sociale, che desta forte preoccupazione se non si interviene nei modi più appropriati per invertire una tendenza molto pericolosa. E non è neanche l’emergenza climatica, dove in passato si è scelto irresponsabilmente di delegittimare chi poneva il problema su basi scientifiche.
L’emergenza a cui i politici – di destra e di sinistra – dovrebbero dedicarsi con serio impegno è la sempre più ampia e pericolosa escalation di violenza che riguarda i giovani.
La criminalità giovanile ha assunto dimensioni allarmanti. Non sta a noi cittadini analizzarne le cause, spetta a “lor signori”. Si tratta di una violenza che non coinvolge una sola componente, come spesso si vuol far credere indicando gli immigrati, ma che vede sempre più spesso bande di giovani italiani coinvolte in un vortice che va fermato. Un problema di fronte al quale le sole leggi repressive non sembrano capaci di dare una risposta esauriente.
C’è bisogno di investire in una visione diversa. Una visione che metta al centro l’educazione e il rispetto reciproco verso il prossimo, che respinga con decisione quella narrazione malata del “sentirsi forti” per emergere tra i pari o per rincorrere modelli imposti dalla comunicazione spettacolarizzata.
Mi rendo conto che la mia potrebbe sembrare la valutazione ingenua di chi non tiene conto della realtà che ci circonda, una realtà intrisa da anni di violenza di ogni genere: a partire dai confronti urlati tra politici in TV, dai regolamenti di conti tra politica e giustizia, fino agli episodi quotidiani contro chi fa semplicemente il proprio lavoro. Penso ai controllori sui treni, agli insegnanti, agli operatori sanitari, che mettono quotidianamente a rischio la propria incolumità fisica.
In un Paese che si svena per le armi destinate alle nuove guerre e al proseguimento di quelle in atto (come in Ucraina), che non sa fare nulla di concreto a favore del popolo palestinese se non parole e chiacchiere, parlare di iniziative politiche a favore del dialogo e del rispetto dell’altro come risorsa e non come nemico sembra un’impresa ardua e disperata. Ma è proprio da qui che bisogna ripartire.
Cordiali saluti,
Massimo Cattin




